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Titor

Ciao Sabino e benvenuto sulle nostre pagine, grazie per il tempo che ci stai volendo dedicare. Come prima domanda vorrei chiederti come sta andando la promozione di 'Rock Is Back'? Quali sono le aspettative che avete riposto nel nuovo arrivato? Ciao Beppe! Grazie a te per l'opportunità che ci offri, e lusingati di essere coinvolti su Hardsounds.it! TITOR sta affrontando con molto entusiasmo la sua prima vera e propria "uscita discografica" completa (quella precedente era un promo/ep con quattro brani). 'Rock Is Back' riflette completamente il nostro lavoro di questi primi tre/quattro anni di vita e tutta la nostra attitudine personale, artistica e concettuale. Le aspettative sono molte, ma marciano pari passo con una forte dose di umiltà e lucidità, laddove ci è possibile, rispetto al "mercato" discografico italico e le sue attuali criticità. Rispetto alla vostra precedente release ufficiale, a livello puramente compositivo, la band ha compiuto un passo in avanti davvero notevole che, diciamolo pure chiaramente, non faceva di certo presagire un vostro ritorno sulle scene di questa portata. Secondo te che cosa davvero è riuscito a fare la differenza fra il vostro nuovo lavoro in studio ed il precedente? Magari l'esperienza accumulata in tutti questi anni, un differente approccio alla forma canzone, o cosa? Concordo con la tua analisi. Per motivi legati ad una produzione più attenta e sopratutto consapevole dei pro e contro di quella precedente, abbiamo potuto approfondire, in questo anno e mezzo di distanza dal precedente EP, le tematiche musicali e artistiche che più ci premevano. Pertanto il "desiderio" di avvicinarci al massimo ad un sound hard/heavy anni '70 e '80, ma con la consapevolezza del protopunk/garage anni '60 da una parte (Mc5, Stooges..) e del rock/hardcore di matrice punk anni '80-'90 dall'altra (Fugazi, Husker Du, At the drive in ecc.). Davide Pavanello (cioè Dade, bassista dei Linea77) in qualità di produzione artistica del disco ci ha aiutati molto in questa ricerca, coadiuvato poi dal mixaggio di Gianni Condina. Pertanto l'attenzione è caduta molto sul "giusto e sincero sound" da raggiungere (anche mantenendo alcuni errori e sporcature del suono). In sede di scrittura dei brani e arrangiamenti, invece, e quindi anche rispetto al lavoro di ricerca della forma canzone, ebbene tutto ciò che da sempre arriva dalla musica italiana d'autore anni '60-'70 e '80 ci influenza sempre tanto, e più di quanto si possa immaginare (e il tributo a Ivan Graziani ne vuole essere d'esempio!). Il vostro è il classico disco all'interno del quale convivono più elementi, quindi è logico che ti chieda quanta dose di follia e quanta di convinzione si nascondono dietro a queste nove song? Beh, come sopra accennato, siamo decisamente lucidi nella nostra follia compositiva, musicale e strumentale. L'hardcore ci ha da sempre insegnato a distruggere determinati schemi, ma la messa in discussione maggiore "si fa sempre da soli, la mattina, davanti allo specchio" (cit. Bob Mould). La vostra musica è un concentrato di potenza e melodia, mi piacerebbe sapere se quando scrivete i vostri brani, tenete sempre conto di questo equilibrio, oppure lasciate andare il vostro istinto senza pensare a preconcetti di sorta. Tutti i brani sono stati composti da Sandro Serra (chitarra) e Cecco Vittori (basso). Tendenzialmente partono da un istintivo riff o giro iniziale che prende forma solo poi nel processo dialettico-strumentale con gli altri musicisti del gruppo. Pertanto l'equilibrio eventuale si raggiunge solo poi successivamente. La seconda parte del lavoro effettivamente poi richiede un processo talvolta maggiormente razionale e consapevole rispetto alla brutale e grezza mossa iniziale: l'arrangiamento vero e proprio prende forma solo quando abbiamo deciso dove deve andare il brano. I testi invece sono tutti scritti da me. Sono molto duri e istintivi, ma solo all'apparenza! Per scrivere i testi impiego molto tempo (mesi), e lavoro molto sulle parole e sul loro suono. I testi pertanto rimettono ancora in discussione il tutto: si basano sulle musiche, ma danno spesso un nuovo colore ad esso. Pertanto un processo continuo di distruzione-creazione. Ok, quindi mi pare di capire che negli ultimi anni avete maturato una certa esperienza musicale, quindi siete entrati in studio avendo già bene in mente il suono dei brani, o qualcuno di questo ha subito delle piccole modifiche in fase di step finale? Come sopra accennato, avevamo bene in mente che suono dare ai brani. Per aiutare la mente, però, occorreva un buon braccio e una giusta dose di concretezza. Il lavoro di Dade e Gianni lo hanno potuto permettere, imponendo anche alcune valutazioni nella creazione del suono vero e proprio o anche apportando alcuni piccoli ritocchi agli arrangiamenti stessi. A tal uopo, la produzione artistica dell’amico Davide "AntiAnti" Pavanello mi è sembrata perfetta nel sottolineare certi passaggi atmosferici, nonché i contorni ritmici del sound dell’intero disco, dico bene? Dici bene. Davide ha un ottimo senso estetico della musica nella forma canzone, sopratutto da un punto di vista ritmico. E' riuscito a dare, secondo me, un'ottima quadratura al tutto. Rabbia, dolore, frustrazione, angoscia, i vostri testi riflettono perfettamente quello che si cela nell’animo di molti giovani italiani d’oggigiorno che vengono spronati a prendere la vita per le palle, anche perché "Ogni cosa possibile può succedere o succederà." I temi e valori che cerchiamo di comunicare nei nostri testi sono molto di quelli da te elencati. Cerchiamo però di restituirli nella maniera la più positiva possibile, proprio perchè "Tutto ciò che ho perso...non ho perso"! Ed in questo quadro come la dobbiamo leggere la rivisitazione, indovinata, di "Motocross" di un Ivan Graziani d'annata? Piccolo aneddoto: Dade non conosceva il pezzo di Ivan Graziani (effettivamente meno noto nella sua discografia), ma mi disse, dopo aver ascoltato i provini, che era "il testo più SABINO di tutto il disco"! Amo molto Ivan Graziani ed autori della musica rock anni '70 italiana. Quella canzone (totalmente di chitarra acustica e voce nell'originale) riflette uno stato d'animo in perfetta sintonia con la poetica mia e di TITOR (con rispetto parlando per il maestro abruzzese, ovviamente). Ed il brano è rock allo stato puro! Una delle vostre qualità che mi ha particolarmente colpito è proprio l'assoluta convinzione, il feeling, che riuscite a trasmettere all'ascoltatore attraverso la vostra musica; una qualità questa che mi porta sempre più ad esser convinto che il rock è più che mai un genere musicale che richiede prima di tutto un'attitudine particolare, più che una semplice generica passione… Concordo al 100% con la tua osservazione sul genere. Penso che una determinata attitudine debba inoltre esistere al di là della musica suonata. Richiede convinzione di sé stessi e dei propri mezzi, ma anche un convinto senso dell'umiltà e della comunicazione/apertura: appena diviene autoreferenziale fa perdere di significato al suo stesso contenuto. Puoi svelare ai nostri lettori quali saranno le mosse della band da qui a qualche mese? Avete organizzato delle date di supporto al vostro nuovo arrivato? State pianificando delle trovate sceniche per shokkare il vostro pubblico? Beh, dopo la prima data "exploit" al Inri Fest di Domenica 8 Aprile 2012 (Pasqua) allo Spazio211, che ha visto un sold out di 1500 passaggi circa in giornata (mentre suonava TITOR hanno dovuto chiudere i cancelli per precauzione.!)le date italiane che stanno per arrivare sono moltissime (vedi il sito www.titor.it per aggiornamenti). Ok Sabino, siamo alla fine, ti lascio campo libero... TITOR viene dal futuro, e viaggiando nel tempo può scomparire da un momento all'altro. Auguro invece a te ai tuoi lettori di proseguire alla grande, al di là del tempo e dello spazio!

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