MARIANO FONTAINE: ABORYM - Cultura del Caos
Aborym, la band che tanta polvere ha alzato, che tante lodi ed altrettante critiche ha sollevato, quella che ha commistionato l’elettronica, l’hard house/gabber/EBM, l’industrial con il black metal feroce per poi trovare una strada diametralmente opposta, lontana anni luce dalla proposta iniziale. Molto divisivi a livello musicale perchè molto trasversali per i puristi del black metal e troppo avanti per i metallari intransigenti, sia per le dichiarazioni rilasciate dai membri della band all’epoca dell’uscita di 'Kaly Yuga Bizarre', che andavano dal provocatorio al confusionario. Dalle accuse di nazismo al comunicato ufficiale di Attila Csihar che fugò ogni dubbio in merito, i numerosi cambi di line-up, le vicende dei vari membri e la genesi di ogni disco compreso il periodo Malfeitor. Il libro in questione mi ha conquistato per diversi motivi: perché Mariano Fontaine (l’autore) sa scrivere non facendo mai calare l’attenzione ed evitando accuratamente di essere cervellotico; perché è zeppo di aneddoti e situazioni "stupefacenti" ben oltre il limite dell’immaginabile (una sorta di Motley Crue all’italiana) perché fa chiarezza su diverse leggende di cui si vociferava all’epoca; perché come il protagonista, partendo dalla stessa terra natale (Taranto e provincia), siamo entrambi emigrati a Roma, pertanto mi ha fatto ripercorrere le tappe della giovinezza, le discoteche a tema, i negozi di dischi, i club, i concerti, le serate romane: insomma, due vite parallele che non si sono mai incontrate pur frequentando gli stessi posti. Una rivisitazione “a cuore aperto” del passato da parte del leader della band.
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