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SIDEBURN [SWE]: IV MONUMENT

data

09/09/2012
77


Genere: Stoner Blues Rock
Etichetta: Transubstans Records
Distro: Record Heaven
Anno: 2012

Dopo una carriera che prosegue da circa una decina d'anni, gli svedesi Sideburn piazzano un altro importante tassello all'interno della propria discografia, mostrando ancora uno stile quasi interamente impregnato da sonorità tipicamente anni 70. Difatti questo quarto capitolo discografico, "IV Monument", sciorina uno stile che si potrebbe sintetizzare come il perfetto punto di incontro tra passato e presente, tra Black Sabbath, Led Zeppelin e qualcosa degli Alter Bridge, il tutto sostenuto da degli arrangiamenti che spesso e volentieri cambiano faccia e atmosfera, mettendo in luce una discreta varietà compositiva che,in lavori del genere,di certo non guasta mai. Buone anche sia la registrazione (grezza e sporca al punto giusto), sia le qualità tecniche dei singoli musicisti, sopratutto il chitarrista Morgan Zocek (ottimi gli assoli, cosi come le parti ritmiche) ed il batterista Fredrik Haake che, oltre ad essere un buon "picchiatore", si dimostra anche piuttosto abile a sostenere le varie alternanze ritmiche sparse qua e là all'interno dei singoli brani. L'inizio del disco possiede già un certo groove strumentale, e l'iniziale "Diamonds" mette subito in luce un'ottima potenza esecutiva trainata da una buona serie di Riff chitarristici che, in maniera discretamente naturale, alternano varie fasi ritmiche, mentre "Fire And Water", pur essendo abbastanza sostenuta, riesce a ricreare un'atmosfera blues dal grande impatto strumentale ed emotivo (merito sempre del lavoro di chitarra). Dopo un pezzo movimentato e dalle influenze tipicamente zeppeliane come "Tomorrows Dream", il quartetto svedese tira fuori "Crossing The Lines", un brano d'atmosfera e variopinto costituito da delle melodie vocali sempre molto malinconiche (a tratti simile al brano "Solitude" dei Black Sabbath), e da dei chiaroscuri di chitarra acustica ed elettrica molto ben fatti dove il gruppo è come se ci volesse far capire di essere anche in grado di proporre qualcosa di più introspettivo e sottile. La varietà stilistica è sempre presente anche nei brani successivi, anche se non sempre i nostri riescono ad uscirne indenni, volendo forse strafare mettendo troppa carne al fuoco. "The Last Day" mostra per l'appunto uno stile a metà strada fra lo stoner e il doom (con un bridge centrale addirittura ad opera della chitarra acustica), finendo però irrimediabilmente a non essere nè l'una, nè l'altra cosa, e facendo risultare il tutto piuttosto macchinoso e pesante. I restanti brani invece sembrano ricordare (sopratutto a livello di ritornelli e strofe) alcune cose degli AlterBridge, presentando delle melodie ad ampio respiro e sostanzialmente orecchiabili, anche se ogni tanto il gruppo ci piazza sempre riff riconducibili a sonorità più doomeggianti (è il caso di "The Saviour"). Sempre gradevoli, infine, i ricami strumentali.

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