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DESTRUCTION: Thrash Anthems II

data

07/01/2018
76


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2017

Per la seconda volta i Destruction si lanciano in questa opera di rivisitazione dei loro classici, giusto a 10 anni di distanza dalla prima. Le riproposizioni di brani thrash raramente sono riuscite a non far rimpiangere gli originali. La produzione negli anni 80 è spesso quantomai scarna, rendendo il suono ruvido ma "leggero". Le riproduzioni di suddetti pezzi si pongono spesso quindi l´obiettivo di rendere il suono piu corposo, piu "pesante", purtroppo spesso esagerando a nocumento del dinamismo degli stessi. La prima raccolta dei Destruction, 'Thrash Anthems I', appunto, fu accolta con favore, quindi i maggiori interrogativi oggi sono relativi alla qualità del materiale riproposto, dato che si tratta di brani da considerarsi seconde scelte. Il thrash è forse il genere di metal piu formulaico che ci sia, quasi del tutto refrattario ad evolversi. Basti pensare alle miriadi ormai di sottogeneri di death e black con cui abbiamo a che fare, mentre il thrash ci ha lasciato appena il techno-thrash, sorta di variante ipertecnica a mio avviso una delle ragioni della fine dell´epoca classica del thrash metal: nel tecnicismo è andato perduto ciò che contraddistinugeva il genere: l´impatto. I Destruction riescono in ogni caso a confezionare un prodotto che centra in pieno l´obiettivo. I pezzi hanno avuto una nuova veste con una produzione che, pur massiccia, non intralcia i pezzi, lasciandoli scorrere nel loro dinamismo parossistico. Il materiale, anche se di seconda scelta, è buono, del resto quasi tutto tratto dalla produzione fino al 1987. Uniche due eccezioni "Ripping You Off Blind" dal controverso 'Cracked Brain' (senza Schmier) e la cover dei Dead Kennedys "Holiday in Cambodia". Qualche purista del thrash anni 80 potrebbe storcere la bocca di fronte alla nuova versione di questi classici, ma preservare lo spirito di quel periodo e contemporaneamente riuscire ad attualizzare il sound dei brani non è impresa riuscita a molti. Una menzione speciale per "Black Death", che si erge potente e maestosa dall´alto dei suoi 6 minuti e mezzo senza compromessi o cedimenti. Un vero esempio di scuola per quanto riguarda il thrash. 

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