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LEPROUS

Qui Federica, inviata speciale al live dei Leprous a Parma (Campus Music Industry), in occasione del loro tour europeo per la release del nuovo disco “Pitfalls”. Sono impaziente di vedere nuovamente questa band on stage. Quello che negli ultimi anni i Leprous hanno creato nella scena musicale progressive ed avant-garde è davvero notevole e chissà quanto il loro stile influenzerà tutti noi musicisti in futuro. Oggi finalmente posso scoprire qualcosa di più su come avviene la creazione di tracce così intense e geniali: il bassista Simen Børven ha accettato di rilasciarci una breve intervista prima del concerto. Simen è super professionale e molto gentile, in pieno stile nord-europeo. La crew della venue ci mette a disposizione uno spazio tranquillo e cominciamo la nostra chiacchierata.

Ciao Simen e benvenuto su Hardsounds.it. Prima domanda, puoi raccontarci come avviene la magia mentre siete in studio e state componendo un nuovo brano? Ci sono vari step nella composizione di un nuovo brano. Partiamo sempre da bozze in versione midi, che componiamo usando software come Logic Pro, e che poi evolviamo, trovandoci alla fine di questo punto con molti più riff di quelli che poi vengono inclusi nella track finale. Successivamente procediamo ad unire le parti che ci convincono di più ed iniziamo a lavorare partendo da questo demo. La bozza può partire da un riff di chitarra o di basso, fino a diventare completa nell’arrangiamento di ogni strumento in versione midi. È molto semplice, in realtà. Partiamo in questo modo e poi selezioniamo le bozze su cui vogliamo continuare il lavoro.

C’è un motivo particolare per cui scegliete Logic Pro? Logic Pro è ottimo per quanto riguarda l’elaborazione dei file midi, inoltre è molto veloce e facile come programma, senza contare che tutti nella band abbiamo un Macbook.

So che sei tu la mente dietro la composizione del brano “Distant Bells”. Da dove nasce l’idea per questa track? Come l’hai composta? Si, io ho composto la partitura e l’arrangiamento. Per riallacciarmi alla prima domanda, ho iniziato la composizione da una bozza molto minimale di pianoforte, strumento molto presente in questo brano e che sostiene la canzone per un bel po’. Volevo mantenere bassa la dinamica, ma allo stesso tempo volevo che l’intensità fosse forte. Ho ricercato una struttura degli accordi che fosse semplice, ma funzionale: anche se c’è questa nota insistente, ricorrente, suonata con la mano sinistra, ci sono diversi cambi di note in ciò che fa la mano destra, ed ho provato gradualmente ad eliminarle per mantenere l’accordo più scarno possibile, continuando a cambiare la struttura degli accordi ma dando sempre meno informazioni, come se fosse un esercizio di riduzione delle note nella composizione. Stessa cosa con gli archi e con tutti gli altri strumenti. Ogni volta che mi mettevo a lavorare su questo brano aggiungevo note, per poi togliere, durante la sessione successiva, il 60-70% di quello che avevo fatto, sempre cercando di ridurre gli elementi armonici. Mi piace moltissimo ascoltare della musica che abbia degli elementi nascosti al suo interno, è quasi come uscire insieme: c’è un’interazione tra due persone, non tutto è sempre ovvio, e molte volte devi cercare più accuratamente le cose che vuoi carpire, e le cose che vuoi far trasparire. Per me è un po’ così nella musica. Se fai una dichiarazione molto forte, quella dichiarazione deve significare qualcosa e deve estendersi in tutto il brano oppure deve avere un collegamento con qualcosa che accade più avanti: non vorrei mai mettere troppe informazioni dentro una canzone e poi non usarle più. Inoltre, è importante eliminare tutte le cose che non sono necessarie, tagliarle via per ottenere delle idee il più pure possibile. Ridurre gli elementi nella composizione è un modo per mantenerla semplice e credo che ci sia una gran differenza tra mantenere una composizione semplice e comporre un brano easy-listening.

Cosa stai componendo in questo momento? Durante questo tour, nel nightliner, con il mio Mac sto lavorando ad un progetto totalmente diverso da quello che potreste aspettarvi. C’è questa raccolta di poesie, ed io sto scrivendo la musica per quelle poesie, quindi le sto interpretando e poi dalle frasi e dalle strutture metriche traggo l’idea o l’ispirazione per comporre la parte sonora. Tutto questo diventerà un cd che verrà venduto insieme al libro. Noi è un progetto partito da me come idea, ma ne faccio ora parte come autore delle musiche.

Quali strumenti sai suonare? Suono il basso, la chitarra, il pianoforte, canto, e menzionerei anche il computer, che ormai è a tutti gli effetti uno strumento, anche se non ho mai provato a fare una produzione elettronica interamente mia.

Parliamo della copertina, molto mistica ed emozionale, del vostro ultimo album 'Pitfalls', uscito lo scorso 25 ottobre. Che idea c’è dietro? Puoi dirci di più a riguardo? Ho scoperto questa artista tempo fa tramite un altro musicista. È una pittrice indonesiana, Elicia Edijanto (https://www.instagram.com/eliciaedijanto/?hl=it), e fa questi pezzi d’arte per il progetto “Sleeping at last” di cui sono fan, mi inspira tantissimo. Ho mostrato i lavori di questa pittrice ad Einar mentre eravamo in studio ed abbiamo notato subito che il suo stile essenziale sposava in pieno l’idea di ridurre al minimo gli elementi in una composizione. Semplicemente, nei suoi quadri, non c’è nulla a parte quello che ci deve essere. Il Buddha nella copertina del disco non è legato ad un concetto religioso (nessuno di noi della band è buddhista), ma è il simbolo della serenità. In realtà, tantissimi testi sono scritti da Einar, che recentemente ha avuto un periodo abbastanza difficile a livello personale, e la mia visione sapendo questo è che la piccola figura sulla spalla del Buddha stia sussurrando nell’orecchio della figura grande tutte quelle bugie come “non vali abbastanza”, “non puoi farcela”, etc, che poi ti fanno perdere la tua tranquillità interiore.

Invece, dove è stato girato il bellissimo di vedo di Below? In una location vicino Wroclaw, in Polonia, in un caldo giorno estivo.

Domanda importante: cosa ne pensi dell’industria musicale odierna e cosa consigli ai nuovi artisti emergenti? Molte cose non cambiano mai. Ridurre le spese non ti porterà lontano. Io sono uno di quelli fortunati, perché ho suonato in moltissime band, e infine mi sono unito ai Leprous quando erano già molto attivi. Posso dire di essere entrato in questo progetto dopo quel durissimo processo iniziale che serve per lanciare una nuova band oltre un certo livello – anche se ho vissuto questa fase con altre band, facendo moltissimi tour in Scandinavia. È una fase molto difficile e delicata attraverso cui passare, ma quando poi pensi di essere oltre, ti rendi conto che non finisce mai e devi sempre puntare più su e spingere in alto l’asticella. Devi essere preparato e cercare di trarre dei profitti dalla tua musica, poi sapere come investirli al meglio in piani per il futuro del progetto. Devi lavorare sodo. È sempre stato difficile, e forse ora lo è ancora di più, ma devi riuscire a crearti una fanbase solida, che naturalmente ti serve di avere. Noi Leprous siamo molto fortunati, i nostri fan sono molto affezionati alla band. Senza la fanbase non trarrai alcun profitto, e senza profitti non potrai dedicarti alla tua musica in maniera completa. Continua a lavorare sodo, e ad alzerai l’asticella, ma sii pronto ad investire un sacco di anni in questo processo.

Qual è stato il tuo live più intenso? Probabilmente quello di qualche tempo fa a Parigi. Abbiamo raggiunto Devin Townsend in occasione del suo tour europeo, ed abbiamo suonato al Bataclan, dopo gli attentati del Novembre 2015. Non credo che quella fosse la prima riapertura dopo la sparatoria, però si percepiva ancora un’atmosfera particolare. Tutto era super intenso e pieno di emozioni. La venue non è enorme, e dal palco si può vedere tutta la stanza e non so… c’era qualcosa di elettrico nell’aria.

Ultima domanda, dopodichè Simen andrà a prepararsi per il live. Quali artisti stai ascoltando in questo momento? Avevo messo in conto di ascoltare durante questo tour il nuovo album dei Voyager (AUS), ma ancora non ci sono riuscito. Ascolto diversi podcast ed audio book. Recentemente, uno dei miei ascolto è stato “The Color and The Shape”, ed a proposito di concerti intensi, come ascoltatore stavolta, risponderei sicuramente un live dei Foo Fighters: è stata la mia prima esperienza di concerto rock.

Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato, alla prossima! Bye bye!

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