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VOID MOON: On The Blackest Of Nights

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19/11/2012
80


Genere: Heavy Doom Metal
Etichetta: Cruz Del Sur
Distro:
Anno: 2012

Ta dà, sorpresa! Mentre tutti sbavano dietro agli Orchid e alla loro somma derivatività (chissà che canzoni dei Black Sabbath copieranno la prossima volta), ci sono gruppi che dietro i grossi contratti, dietro le facciate di pubblicità su Youtube, mettono in mostra doti e qualità, valorizzati dall'etichetta giusta. Stavolta tocca ai Void Moon, che dopo mini cd e demo arrivano al debutto sulla lunga distanza sotto le ali oscure della Cruz del Sur. Il titolo parla di notte e oscurità, ma guardando la copertina pensiamo che in fondo c'è ancora da lavorare se vogliono davvero rappresentare in musica il buio. Più verosimilmente, l'ossimoro con cui si esprime la natura di quest'album è una assenza di luce piena di colori e movimenti. Sembrano tocchi sullo stile di Picasso, quelli in copertina: si sente nei solchi delle nove composizioni una certa affinità con lo spirito del pittore olandese. Non è detto che senza luce ci sia il buio, ma dalla Luna vuota nascono molteplici sensazioni e spunti per costruire un compiuto e solido disco di heavy doom. Non c'è una sola chiave di lettura, perchè la destrezza con cui il gruppo svedese si muove fa sì che le pecche siano circoscritte a pochi momenti di stallo, in cui il tutto non è (ancora) ben oliato. Classico? Non proprio, visto che dagli anni Settanta e dai Black Sabbath non viene ripreso molto, piuttosto l'insieme è da ascriversi al filone degli anni Novanta. La cosa che più colpisce è la voce estremamente versatile e al contempo melodica e disperata: un compendio di Layne Staley, Nick Holmes e John Bush. Giustamente il cantante è così protagonista e inserisce dosi di romanticismo maturo in un contesto che è decadente, ma sempre potente e abbastanza originale. Si resta certamente sorpresi quando sembrano dei Paradise Lost si siano dati al grunge, ma all'irrompere della meravigliosa "Cyclops" si scava a fondo nei cuori nostalgici dei Savatage.

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