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MARE COGNITUM: Luminiferous Aether

data

10/09/2016
80


Genere: Atmospheric Black Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2016

Si può essere considerati veterani a soli venticinque anni? Jacob Buczarski, in arte Mare Cognitum, ha composto un sacco di opere interessantissime. Volendo fare un calcolo quantitativo sono già diverse ore di musica dal 2011 a oggi. 'Luminiferous Aeter' è il quarto full length e alza il livello delle sue creazioni facendolo entrare di diritto nella categoria di cui dicevo prima. Un maestro di un certo tipo di black metal da camera (nel senso che molti lo fanno da sé), che è migliorato esponenzialmente di volta in volta, affinando le sue lunghe digressioni spaziali, e trovando stavolta suoni e effetti inediti per lui. Anche solo ascoltando la batteria si capisce che è un altro mondo rispetto a 'Phobos Monolith': definita nella timbrica, più varia nei pattern. L'uso della chitarra nell'iniziale "Heliacal Rising" è un altro punto a favore perché dimostra di voler puntare ancora più in alto e avere nello stesso momento tutto al proprio servizio. Nei notevoli predecessori si aveva una piccolissima impressione che a un certo punto Mare Cognitum si perdesse, che il "mare" non fosse stato proprio scandagliato a dovere, che il brano prendesse il sopravvento sul suo autore, e non è solo questione di durata. Ebbene, tutto questo non accade. Probabilmente l'esperienza dello split con quell'altro quarto di genio di Aureole (mezzo genio è troppo, per ora) ha dato una spinta ulteriore a questo ragazzo californiano. 'Luminiferous Aether' è quanto di più vicino fatto da Jacob al black sinfonico, pur non essendolo praticamente per niente. "Constellation Hipparchia" ha un mood epico che ti fa rizzare tutti i peletti sulla schiena, questa sì che starebbe bene anche in versione orchestrale. Ve lo dice uno che vorrebbe reincarnarsi in un posacenere quando la maggior parte dei metallari si azzardano a toccare la musica classica. Qui dentro c'è materiale che si presta all'operazione. Sarà il portamento, sarà l'organizzazione complessiva di ogni momento che non fa pesare assolutamente per niente ben cinquanta minuti di ascolto. È il disco meno cosmico e sconfinato. Eppure in senso metaforico è stellare, colmo di riff lunghi e emozionanti. La navicella è atterrata sul miglior pianeta possibile, in tempo per uno scontro tra titani di questo 2016 con Ashbringer e Sojourner. Se passate oltre a un album del genere vi meritate proprio i Dark Funeral odierni per tutta la vita.

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