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ELECTROCUTION: Metaphy sincarnation

data

10/05/2014
73


Genere: Death Metal
Etichetta: Goregorecords
Distro:
Anno: 2014

È sempre molto rischioso tornare dopo vent'anni, figurarsi quando la pietra di paragone è quell''Inside The Unreal' che fece degli Electrocution la promessa del death metal italiano. Poi qualche EP e il buio. Come Mick Montaguti ci ha detto nella intervista di qualche tempo fa, non è stato un silenzio assoluto, visto che i due Canali erano con gli Idols Are Dead e egli stesso con i Black Madonna. In ogni caso, ricongiuntisi quasi tutti gli ex membri (manca il batterista, rimpiazzato da Vellacifer) è la volta di 'Metaphysincarnation', la cui chiave di lettura è tenere conto di 'Inside The Unreal', ma fino ad un certo punto. Possiamo leggere questo nuovo album sia come una cesura più o meno netta con il passato più grezzo, di death floridiano, sia come uno sviluppo logico di quello. Insomma, gli effetti operistici all'inizio di "Wireworm" ci hanno lasciati un po' interdetti, così come la piega vagamente swedish del riffing, accentuata anche in altri episodi. Non ce l'aspettavamo, ma comunque non si può rimanere delusi, visto che un treno in faccia ha lo stesso effetto, con Montaguti che esegue una prestazione bestiale dietro al microfono, a metà tra Malevolent Creation e Vader, un vero e proprio massacro. Di grande spessore anche il lavoro chitarristico, che è coerente con l'evoluzione degli Electrocution, mischiando molto spesso brutalità assassina e tecnica sopraffina (gli assoli impressionanti, puliti e cristallini). "Phylogenesis" è nella vena dei Carcass modello 'Heartwork' con frangenti alla Cannibal Corpse e ancora una volta solismi che starebbero bene su un disco come 'Symbolic'. Ogni brano in effetti ha una propria personalità e si staglia riconoscibile rispetto agli altri, come la poderosa "Bloodless", un terremoto magnitudo 9, sicuramente tra le migliori del lotto. Un attimo di respiro con "Aliento Del Diablo", poi si torna a cingere la carotide col filo spinato, con una doppietta finale che svela un altro punto focale dell'album, con "Anthropocentric" e la sua chiusura atmosferica che costringe a far ricominciare l'ascolto.

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