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DARK FUNERAL: Where Shadows Forever Reign

data

04/06/2016
60


Genere: Black Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2016

I Dark Funeral sono la classica band formatasi al posto giusto nel momento giusto, che pur non avendo la classe o il guizzo di genio dei fondatori, ora è tra i gruppi più noti e apprezzati del circuito black metal. Che poi sia molto vicino a un controsenso continuare a professare la fede verso un determinato genere con le chiappe ben protette da una grossa etichetta, con videoclip laccati e live solo in grossi contesti è un altro paio di maniche. Così misantropi, così oscuri, così imperscrutabili (mi faccio le migliori risate quando leggo le interviste di Lord Ahriman, è come parlare con un pezzo di legno), eppure hanno oltre un milione di fan su Facebook e centinaia di migliaia di visualizzazioni su Youtube. Il lato positivo della vicenda oramai ventennale è che i dischi sono solo sette e 'Angelus...'  risale al 2009. Non lo nomino per esteso perché mi vergogno a scrivere consapevolmente strafalcioni in latino, per cui la dilazione nel tempo ha fatto in modo che non fossimo oberati dalla loro presenza. Ecco uno dei due motivi per cui il disco raggiunge la sufficienza. L'altro è la oggettiva preparazione tecnica abbinata a una registrazione meno plastificata del solito. 'Where Shadows Forever Reign' è il solito pompato blockbuster ad uso e consumo del giovane metallaro che vuole immergersi nel puro black metal, senza alcun orpello, né divagazione alcuna. L'atavico lato negativo è la bidimensionalità della costruzione demoniaca dei Nostri, tanto formalmente perfetta, con tutte le melodie classicamente sinistre e gli stacchi sbrodoloni a tutta cassa al posto giusto, quanto prevedibile e priva di una reale capacità di penetrazione. Lascio a voi il doppio senso. Ve lo ricordate 'Fuck Me Jesus' di alcuni illustri colleghi che citeremo in seguito? Ecco, erano altri tempi e soprattutto altre persone. I Dark Funeral sono più moderati, forse i più democristiani del black metal... E i risultati si sentono. Nuovo cantante sulla carta, ma in pratica è un Caligola con meno urla e più interpretazione, che riproduce in piccolo una storia già vissuta in casa Marduk tra Legion e Mortuus. Sempre per avvalorare la tesi delle pop star col cerone, notiamo che il disco si compone di tre o quattro singoli (leggasi: pezzi riconoscibili) e altri che potrebbero venire da qualunque altro gruppo simile, dai Setherial a scendere, includendo anche i Gorgoroth oramai, vista la (pessima) deriva svedese che anche loro hanno preso. Come "Stigmata" e "My Funeral" per il predecessore INNOMINATO, stavolta abbiamo la acchiappona "Nail Them...", la title track decisamente varia rispetto agli standard, nonché la morbosa migliore in campo "As I Abscend" (guarda caso diversa da tutto il resto) e la filastroccosa e vagamente autocelebrativa "Temple of Ahriman", degna di essere inserita nell'altro contenitore di finto extreme metal per le masse che è 'In Sorte Diaboli' dei Dimmu Borgir, se solo avesse avuto quintalate di tastiere. Chi ha a cuore la salute del vero black metal si rivolgerà altrove e interpreterà le altre millemila recensioni - tutte tiepide, attorno al 7, scommettete?- come effettive stroncature.

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