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ABSENTIA LUNAE: VORWARTS

data

12/12/2014
80


Genere: Black Metal
Etichetta: Aeternitas Tenebrarum Musicae Fundamentum
Distro:
Anno: 2014

Difficile parlare di un disco degli Absentia Lunae senza storcere il naso di fronte ad un'iconografia e ad una presentazione che sa tanto di nazifascismo, ma come si dice: "mai giudicare un libro dalla copertina", ecco che allora si capisce a cosa si riferisce la band triestina; tutti i riferimenti, sia nei testi, sia nella grafica, ma anche nel proporsi al pubblico, traggono spunto dal movimento "futurista", che aveva come maggior esponente il poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti. Non è questa la sede nè per spiegare cosa rappresentava il movimento, nè per giudicare le idee sia dei suoi esponenti dell'epoca - tra i quali c'erano anche i pittori Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo - sia per quelli attuali, qui parliamo esclusivamente dell'aspetto musicale dell'opera degli Absentia Lunae, lasciandoci solamente dire che, perlomeno sono una band che non ripete e non si ripete, sciorinando un particolarissimo esempio di metallo estremo, dove il black appare e scompare a piacimento del gruppo stesso. In 'Vorwarts', terzo full lenght in dodici anni di carriera, i quattro musicisti spiegano all'ignaro ascoltatore che la musica estrema può essere plasmata su canoni non comuni, al contrario di quello che purtroppo ancora troppe band tendono a fare, ma attraverso idee chiare si può riuscire a fare qualcosa, se non del tutto originale - la stessa band dichiara di essere influenzata dai Mayhem post 'De Mysteriis...' - almeno personale e non scontato; l'uso centellinato dello screaming black canonico, i tempi marziali e poco veloci fanno di 'Vorwarts' un'album che può - e sottolineiamo può - ricordare sì la band di Hellhammer, ma anche ed a più riprese i nostri mostruosi Spite Extreme Wing ed i Morbid Angel dell'ultimo, discusso, discutibile, ma quantomai intrigante 'Illud Divinum Insanus'. In comune c'è la voglia di staccarsi dai canoni, di porre l'attenzione alle liriche attraverso ritmiche malate e squassanti, quanto attraverso gelide sperimentazioni e citazioni marziali, il tutto ben rappresentato sopratutto dall'opener "Dissolution Mechanism", dalla brusca "Rapace Planare" e dalla impetuosa e glaciale "L'arrivée", conclusione sperimentale di un'album che una volta avrebbe potuto anche essere elitario, ma che ai giorni nostri dovrebbe essere cosa per tutti, la nostra musica ne trarrebbe un'enorme giovamento!

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