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UNDERGROUND RESISTANCE: Dalla Bielorussia con amore

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Ho deciso di dare una svolta alla mia vita. No, nessun taglio, nessuna operazione e nessun biglietto aereo per Timbuctu. Mi sono semplicemente stancato di ascoltare sempre le stesse cose. Maometto ultimamente è venuto alla montagna e Transcending Obscurity mi ha fatto conoscere un bel po' di gruppi indiani. Oddio, in quel caso più che Maometto sarebbe meglio parlare di Visnù. E comunque oggi è la montagna che prende l'iniziativa, infatti ho scritto a Alexey della Satanath Records e mi sono fatto mandare un po' di robina niente male. Satanath è un'etichetta russa nata nel 2012 e va a braccetto con un'altra spacciatrice di metal da tutto il mondo, la Symbol of Domination, che però è gestita da un tizio della vicina Bielorussia. In questa rassegna mi concentrerò su quest'ultima e sulla sempre attivissima attività di distribuzione che permette a gruppuscoli validissimi e misconosciuti di essere notati da me e da voi. Tenete d'occhio tutto quanto gravita attorno a questi soggetti, meritano molto.

Come antipasto consiglio di dare un ascolto al quarto volume della Russian Death Metal Compilation, pubblicata in digitale da Darknagar Records. Memorabile l'uscita del 2014 con una epicissima copertina raffigurante un orso metallaro, che incurante delle intemperie, suona la balalaika. Diciotto brani, uno più sanguinario dell'altro, che possono dare una panoramica di quanto il metallo della morte sia una priorità in terra sovietica, passando in rassegna tutte le sue sfaccettature, da quello più europeo a quello bombato di certe scuole americane molto tecniche.

L'esordio dei Temple of Nihil invece si rivolge solo agli amanti irriducibili del black metal. 'Soul Extremist' (Symbol of Domination/Narcoleptica Prod.) soffre sulle prime di una scarsa coesione tra le varie parti delle canzoni, che sono acerbe, ma con tante parti diverse: è come se il duo si concentri troppo su un segmento, suonando quel riff per un minuto o due, per poi svegliarsi all'improvviso e capire che per ravvivare la canzone bisogna fare altro. "Devilution" è una partenza un po' legnosa, ma il tiro si aggiusta quasi subito, gli altri tre pezzi sono più interessanti nella loro grotta spoglia in cui si ascoltano solo album di Gorgoroth e Marduk. La produzione è discreta, forse un po' troppo pulita, ma aver acquisito già una certa stabilità formale fa ben sperare che con qualche accorgimento il successore di questo EP possa essere più riuscito. Altrimenti niente, rimarranno nella melma come i Corpus Diaboli.

Spostandoci sul versante più grezzo, ancor più underground, che viaggia a velocità demoniache, troviamo i Cadaveris. Anche loro sono russi, esistono dal 2010, ma solo qualche mese fa ha visto la luce il loro primo vagito. 'The Ceremony Of Worshiping' (Heretic Rex) è meno prevedibile e sporco di quanto si possa pensare a primo acchito, la cosa essenziale è che si sente alla grande Satana, tramite una preparazione nella scrittura dei brani che li fa collocare ad un gradino più in alto dei Temple of Nihil. Evidentemente l'esperienza è maggiore e le melodie create vanno più in profondità. In generale è tutto circondato da un alone fumoso, la voce e alcune dissonanze li avvicinano a qualcosa come i Cult of Erymnes, ma la venerazione per i Watain e i migliori Dark Funeral la fa da padrone, con una prestazione di batteria di grande sostanza. Peccato che questa bella scoperta duri solo una mezz'ora scarsa perché hanno dei suoni molto accattivanti e idee da vendere nelle parti soliste (seconda traccia e ultima). 

Prendetemi per pazzo, ma è esaltante che arrivi nella casella mail nel cuore del Sud Italia la musica di un gruppo iracheno, tramite un'etichetta bielorussa. Sì, il metal fa ancora miracoli e mette un dito su per le chiappe al clima di guerra presente in Medioriente. I Dark Phantom debuttano con rabbia e bava alla bocca, e -ancora una volta- il risultato non è disprezzabile. Il growl è un po' fuori luogo, è vero, ma sarebbe stato molto peggio un classico scream thrash. Almeno non si rinuncia a una certa personalità. Qualche melodia tipica di quelle zone alle chitarre è presente qua e là, così come una voce pulita che fa molto System of A Down. Come per gli indiani Chaos, di cui ho parlato in un'altra occasione, sono le parti in cui si spinge di più ad essere migliori ("Confess"). Con un pizzico di varietà in più alla batteria (la title track sarebbe stata ottima con un altro approccio) e esperienza nella scrittura dei pezzi, ancora un po' primitiva, si possono avere delle soddisfazioni che vanno oltre l'ambito musicale. Metal vincit omnia, giusto? 'Nation of Dogs' (Symbol of Domination) lo dedico a tutti i gruppi italiani che si perdono in piagnistei senza fine.

Sempre per confermare che il metal unisce i punti più disparati del globo, ecco un altro primo album che deve essere oggetto di attenzione per tutti coloro che amano il black metal. Ho scritto "deve", non "può". Diamo rilevanza a certi aborti dell'umanità spacciandoli per black metal intellettualoide, mentre giusto a qualche migliaio di chilometri di distanza c'è un certo Pazuzuh che a nome Evilforces ha pubblicato l'ottimo 'Pest Plagues and Storms' (Symbol of Domination). Da qualche mese non si tratta più di una one man band perché è della partita anche Dreggen, chitarrista norvegese che ora vive in Messico. Sì, è un progetto messicano questo, una venerazione di alto livello del black metal nord europeo con tematiche che invece riprendono i miti assiri e babilonesi. I nomi che in qualche modo si accostano alla vorticosa musica creata dagli Evilforces sono i primi Immortal e soprattutto i Taake e gli Inquisition per certi arpeggi, anche se si cerca di tenere un approccio alla materia per quanto possibile personale. Vi state chiedendo se si tiene fede al titolo? La risposta è assolutamente positiva, l'album è solidissimo e tra sospiri e acidissime urla devo dirvi di fare attenzione alla seconda metà dell'album, che è anche la più ambiziosa perché contiene brani lunghi dagli otto ai diciannove minuti (la conclusione, una lunghissima outro in cui Pazuzuh gioca molto con epiche melodie di chitarra). 

Chiudiamo questo speciale schizofrenico, tra il freddo dell'est Europa e torride sensazioni irachene e messicane, con due uscite che Satanath Records ha in distribuzione. I Khrophus non sono certo una prima scelta nel death metal brasiliano, tuttavia possono vantare una lunga esperienza e tre album. In quest'occasione si ristampano 'Presages' del 2009 e il suo successore 'Eyes Of Madness' del 2013 in un unico cd. Il caso ha voluto che dovessi ascoltarlo proprio mentre mi sollazzavo con un'altra operazione due in uno, quella effettuata dai Malevolent Creation per 'Eternal' e 'In Cold Blood'. Allo stesso modo la relativa trascurabilità delle singole uscite viene meno, in parte, grazie all'operazione di raccolta. In soldoni: con l'occasione giusta (prezzo vantaggioso) perché un amante del death metal dovrebbe lasciarsi sfuggire non uno, ma due buoni album che danno uno spaccato del sottobosco carioca? C'è tecnica, anche se non strabordante (sembra di sentire i Cannibal Corpse mischiati ai primi Deeds Of Flesh con tanto basso in evidenza), c'è melodia qua e là (certi arpeggi sono una prelibatezza se pensiamo al genere), c'è un cantato abbastanza vario e si riesce a vedere lo sviluppo del songwriting tra il primo e il secondo disco. Che volete di più? Un agnello sacrificale sull'altare del metallo della morte non si risparmia mai. Esce per Grinder Cirujano Records, nel caso voleste osare e godere dell'impatto del trio brasiliano, che -tra l'altro- adesso ha un nuovo cantante/bassista.

Per quanto riguarda i Nominon devo ammettere di averli conosciuti qualche anno fa per i loro split con gente sempre selezionata e dal curriculum invidiabile: Nunslaughter, Graveyard (quelli spagnoli), Morbosidad e quello recente dello scorso anno con Blaspherian e Sabbat giapponesi. Insomma, è scattata subito la ricerca dei loro precedenti lavori e non sono stato sorpreso quando ho scoperto che vomitavano demo dalla metà degli anni Novanta. Uno dei tanti gruppi che nella terra tumulata si è mantenuto alla grande, anche perché ha subito un turnover di musicisti elevato. Figuratevi che nel primo ottimo album del 1999, 'Diabolical Bloodshed', erano della partita il vecchio bassista dei loffissimi Bullet, il chitarrista dei Devian e l'ex batterista dei Marduk, Emil Dragutinovic. Quello che -grazie all'intercessione di Alexey della Satanath posso ascoltare- è un live registrato nel 2015, in cui i membri più risalenti avevano al massimo dieci anni di militanza nei Nominon. Sempre per infittire la ragnatela voglio solo dirvi che nel bestiale 'Chaos in the Flesh...Live!' ci hanno suonato l'attuale batterista dei Destroyer 666, un vecchio bassista dei classicissimi RAM e il chitarrista solista degli Hobbs' Angel of Death. A parte le uscite collaborative cui accennavo prima, non ci sono album lunghi dal lontano 2012. Dobbiamo considerare questa registrazione del concerto al Death Kills Festival in Svezia come un testamento? Mentre mi date una risposta, sappiate che tutti i cinque i dischi in studio hanno un loro perché, la girandola di musicisti riesce a diversificarli e renderli autonomi, partendo sempre dalla base di Dismember, Nihilist e Grotesque. Se siete troppo pigri, 'Chaos in the Flesh...Live!' fa per voi, nel senso che può aiutare a frantumarvi le ossa nel vero spirito old school, più di quanto potreste fare con le ultime uscite di Evocation e Entrails, tanto per citare due gruppi affini oramai nel mainstream. Forse non c'era bisogno di specificalo, ma è fortemente consigliata la versione in cassetta edita dalla Hexed Cemetery. Se poi preferite il cd rivolgetevi a Morbid Skull Records. Come dite? Vi manca il tocco esotico? Scusate, dimenticavo che Morbid Skull Records è una piccola etichetta di El Salvador. Only death is real!

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