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WORMED: Planisphærium (Reissue)

data

26/07/2012
80


Genere: Brutal Slam Death Metal
Etichetta: Hammerheart Records
Distro:
Anno: 2012

Estate 2012 piena zeppa di ristampe in casa Hammerheart: i primi a capitarci sottomano sono i Wormed. Ah, che grande band purtroppo (come al solito) sottovalutata! Demo ed EP alla fine del millennio, esordio col qui presente 'Planisphaerium', inattività, un EP di due brani un paio d'anni fa e ora dicono di esser pronti per un nuovo album. Questa in breve la storia del gruppo spagnolo, ma occupiamoci della ristampa con bonus tracks dell'esordio. Innanzitutto, la domanda cruciale: ce n'era bisogno? La risposta è senza'altro sì, distribuire qualche altra copia in giro di questo lavoro non può che far del bene alla band e al metal in generale. E agli ascoltatori che - poveri loro - si imbatteranno in questa autentica macchina maciulla-timpani? Peggio per loro, siamo davanti alla risposta iberica ai maestri del brutal slam americano, quelli che fanno sembrare i Suffocation e i Deicide dei novelli Tokio Hotel, al confronto. Ebbene, bisogna inquadrare i Wormed in questa rancida ottica, perchè se ci lasciassimo sviare dalla cover art (ad opera del cantante Phlegeton) e dai testi, li paragoneremmo a gente come Origin e compagnia tecnica e iper-futuristica. Fortunatamente non è il nostro caso, la tecnica è presente, è tangibile il tasso di complessità dell'opera, ma c'è l'elemento brutale che domina e salva il disco dalla sterile gara tra virtuosi. I ritmi irregolari sono all'ordine del giorno, una disarmonicità di fondo rende l'ascolto poco adatto ai novizi, rallentamenti vertiginosi ci avvicinano a Devourment e Brodequin, certe aperture tecniche e quesi robotiche invece rendono la proposta meno opprimente. Il growl ultra gutturale è in pieno stile slam, incomprensibile e vicino allo scarico di fogna. Non c'è un pezzo che si staglia sugli altri, e principalmente è questo il limite dei dischi del genere: tutti potenzialmente highlights per l'appassionato, tutti rumori molesti per l'ascoltatore occasionale. Sicuramente quello che traspare è il feeling che attraverso cotanta brutalità si riesce a trasmettere, non tutti i gruppi riescono a farlo, soprattutto in modo così originale. Infine, la produzione benchè imperfetta pulsa vitale attraverso un suono secco e molto più orientato verso le vecchie produzione degli anni Novanta che verso la assoluta e maniacale pulizia del death tecnico. Meglio così, in fin dei conti. Non avremmo saputo che farcene di cloni dei Deeds Of Flesh. Attenzione alle bonus tracks: suono ancora più crudo, meno elaborato che nell'album, con influenze più marcate e ancora qualche indecisione stilistica, soprattutto sugli stacchi jazzati.

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