You are here: /

WHITECHAPEL: Mark Of The Blade

data

20/06/2016
53


Genere: Deathcore
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2016

Ci sono dichiarazioni che fanno capire molto di come sarà un disco. Ripercorrendo quelle antecedenti all'uscita di 'Mark of The Blade', abbiamo quella riguardante la presenza di voci pulite, quella di smentita in seguito allo sdegno dei fan, poi la parziale... smentita della smentita che limitava la cosa a soli due pezzi. Certo, fanno bene a dire che sarà un ascolto per "menti aperte", però non ci fanno una bella figura con tutti questi contraddittori post che non denotano affatto tale apertura, ma semplicemente paura per la reazione dei fan. Lasciamo stare i rumors sui vari commenti scomodi e particolarmente duri tutti prontamente cancellati dalla pagina Facebook. Insomma, nuvole grigie si addensano minacciose sul gruppo del Tennessee che ama le seghe. Ok, è una battuta squallidissima, ma fondata sulla realtà: titoli di album e di canzoni, copertine... ce ne sono diverse col riferimento a lame, variamente dentellate. La stiamo prendendo con filosofia, la stiamo prendendo con la risata sulle labbra, ma la verità è che 'Mark of The Blade' segna la morte artistica dei fantastici Whitechapel che abbiamo conosciuto fino ad oggi. E d'altronde il bivio era sempre quello: continuare a ripetere quel brutalissimo deathcore che aveva fatto proseliti in tutto il mondo o tentare strade nuove? Hanno imboccato la seconda, riprendendo il discorso iniziato in parte con la title track del precedente 'Our Endless War' e dando il ben servito ai follower della prima ora. Le strutture dei pezzi si fanno meno arrembanti, circolari, con ritornelli ripetuti e ripetitivi, i suoni asciuttissimi e asettici e ci sono altre grosse novità. L'influenza del djent è preponderante e prende quasi tutto il posto dei breakdown più classici, si preferisce giocare su poche note e il mix non aiuta per niente, tanto è impercomrpesso e piatto. Quindi da un lato Meshuggah, dall'altro... Slipknot! Non è una esagerazione, djent is the new... nu metal, se le cose stanno così. "A Killing Industry" è solo la versione iper ribassata di qualcosa tratta dai primi lavori dei nove di Des Moines. Avrete capito che di death non ce n'è che l'ombra, giusto il cantato di Bozeman, che comunque preferisce spesso utilizzare filtri di ogni tipo. Dimenticavamo i due famosi brani con le voci pulite. Si tratta di "Bring Me Home", la prima vera e propria ballata della carriera dei Whitechapel, e della conclusiva "Decennium", davvero imbarazzanti per pochezza di idee, specialmente nell'assolo della prima e nelle strofe con chitarra acustica della seconda. Non è la direzione a essere sbagliata di per sé, ma lo svolgimento e la assoluta carenza di personalità mostrata nel cambiamento attuale. Questo è il succo del disastroso 'Mark Of The Blade', ovvero come dimenticare di avere tre chitarristi e incaponirsi a suonare solo una corda, quella più bassa.

MANY DESKTOP PUBLISHING PACKAGES AND WEB PAGE EDITORS NOW USE Reviewed by Admin on Jan 6 . L'Amourita serves up traditional wood-fired Neapolitan-style pizza, brought to your table promptly and without fuss. An ideal neighborhood pizza joint. Rating: 4.5

Commenti

Lascia un commento

live report

Flyer

GOBLIN REBIRTH
Killjoy - Roma

Assistere ad un concerto il 23 luglio scorso durante il post covid è stato veramente un evento raro per gli amanti della musica. A ciò aggiungasi: locale all'aperto (Killjoy) con tanto di brezzolina rinfrescante, possibilità di cenare grazie ...

Aug 12 2020

2015 Webdesigner Francesco Gnarra - Sito Web