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VULTUR: Ogu Liau

data

26/04/2015
77


Genere: Black Metal
Etichetta: Lapis Lazuli
Distro:
Anno: 2014

Ci abbiamo preso gusto. Siamo tornati a scavare letteralmente nella storia della terra di Sardegna grazie all'intraprendenza dei Vultur, i quali - ad onor del vero - parlavano della civiltà giá da diversi anni. Ora abbiamo virtualmente tra le mani il loro secondo album, con testi esclusivamente in sardo che fanno venire i brividi, hanno una forza comunicativa molto rude e maligna, calza a pennello con le tematiche occultiste che descrivono. Il titolo stesso, 'Ogu Liau', vuol dire "malocchio" (l'abbiamo letto sul documento allegato al promo, non siamo esperti di lingue, ahinoi) e andando a scorrere gli altri titoli, ritroviamo tanti topoi che infestano l'immaginario che ci è caro, tra cui croci, streghe, morti e demoni. Black metal, in sostanza. Di quello fatto bene, con mezzi tecnici all'altezza e sfuriate ai limiti del death per rendere più massiccio il tutto. L'atmosfera non sarà quindi dilatata e da narrazione, come per i Downfall of Nur, bensì molto più oscura e colma di devastanti episodi che non dimenticano certo frangenti atmosferici, ma avendo quel grandissimo batterista che è Anamnesi (Absentia Lunae e Simulacro, nostre vecchie conoscenze) sarebbe stato un peccato non sfruttare a pieno tale drumming corposo. Le atmosfere ci ricordano quelle di un altro gruppo che teniamo sotto controllo, gli Obscure Devotion, ma la caratterizzazione fortemente territoriale rende Vultur un progetto ben delineato e con le idee molto chiare. Peccato per la traccia finale, che sa tanto di occasione sprecata, sembra mancare di qualcosa. E non parliamo del testo, ovviamente, essendo un pezzo strumentale. Ecco, laddove ci sarebbe stato bisogno di maggiore atmosfera, questa è venuta meno, confinando il pezzo nella semplice normalità, quando sarebbe potuta diventare il sigillo di un successo totale. Ciò non toglie che un album nerissimo come questo deve essere preso seriamente in considerazione da tutti quelli che si cibano di queste sonorità e vogliono un certo spessore sia musicale che concettuale.

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