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VOIVOD: Target Earth

data

10/02/2013
80


Genere: Thrash Prog Metal
Etichetta: Century Media
Distro:
Anno: 2013

Cosa è mancato finora a tutti i dischi dei Voivod pubblicati negli anni Duemila? Un bel po' di cose, da una sperimentazione claudicante a una direzione del sound poco convincente, una bidimensionalità in più campi che non si addiceva affatto agli autori di perle assolute del Voivod style. Sará anche macabro da dire, ma - per chi scrive - Piggy, uno dei più grandi innovatori e geni maledetti della chitarra metal a cavallo tra gli Eighties e i Nineties, era musicalmente già morto (rispetto a quanto fatto in precedenza) nell'omonimo e in 'Katorz'.La tragedia della sua morte nel 2005 ha colpito tutti, è sembrato giusto che la band completasse i suoi ultimi demo e li facesse uscire in 'Infini'. Ma mancava un bassista ispirato (Newsted, non ce ne volere, abbiamo sempre faticato a vederti con i canadesi), oltre che qualcuno che raccogliesse l'eredità del chitarrista, per ripartire da zero, con Piggy nel cuore, ma senza parate nostalgiche. Così è stato fatto, così riusciamo a parlare di 'Target Earth' come di un nuovo debutto, così si puó veramente parlare di una vera e propria rinascita: come qualità siamo giusto un paio di passi indietro rispetto agli intoccabili. I nuovi membri sono subito decisivi: il basso (con il ritorno di Blacky, membro originario) ribolle e crea trame irregolari, sempre vitali, protagonista dell'intero ascolto; la chitarra invece cerca di sembrare il più possibile personale, ci riesce nella maggior parte dei casi, Piggy c'è inevitabilemente, ma si sente che si sta cercando di superarlo, il timore reverenziale è anche inevitabile, crediamo comunque che Chewy possa dare molto di più (nei momenti più thrash soprattutto). I Voivod sono tra quelle band (si contano sulle dita di una mano) che riescono a essere sempre "avanti" pur andando a pescare umori e caratteristiche dei loro precedenti album, miscelandole e creando nuovi paesaggi post apocalittici, sempre più alienanti, sempre più caratteristici. Insomma, chi puó suonare come loro se non... loro? Allora le riprese dei temi musicali del passato non deve spaventare, se si sono apprezzati dischi come quelli da 'Killing Technology' in poi e qualcosa del recente passato, meno impegnato e senza grosse pretese ("Resistance" sembra del 1993, mentre "Kaleidos" annoia un po'). In quest'ottica la titletrack fa subito capire l'originalità del disco, quei suoni di chitarra velenosi e torrenziali, uniti a quella voce sgraziata e a quei pattern di batteria così esplosivi: sono proprio tornati "quei" Voivod. Come per i loro migliori dischi, si perderebbero due giorni per parlare delle singole facce di questo caleidoscopio sonoro, l'unica cosa da segnalare è la mediocre riuscita del pezzo veloce, "Kluskap O'Kom", che sa tanto di regressione, mentre il resto va avanti, uno space thrash che violenta i King Crimson e ci fa diventare tutti granelli di polvere rispetto a brani come "Mechanical Mind", tra i loro migliori brani di sempre.

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