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VISTA CHINO: PEACE

data

11/09/2013
78


Genere: Stoner Rock
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2013

I Kyuss sono morti, lunga vita ai Vista Chino! Eh sì, John Garcia e Brant Bjork hanno cercato di riesumare il cadavere eccellente, lo hanno portato in giro aggiungendogli il suffisso "Lives", ma Josh Homme e Scott Reeder, ex membri dei tempi d'oro hanno intentato una causa contro qualsiasi uso del nome, percui il vocalist ed il batterista, con la collaborazione del buon vecchio pazzoide che risponde al nome di Nick Oliveri e di Bruno Fevery, chitarrista della riformata versione "Lives", hanno cambiato semplicemente il monicker ed hanno dato un seguito naturale a '...And The Circus Leaves Town'. Chi si aspetta il ritorno dei padri di quello che oggi viene definito stoner - rock o metal, fate voi - godrà dall'inizio alla fine nel sentire che John Garcia, pur con qualche difficoltà che si palesa nella prima parte di "Planets 1&2", é ancora un singer ispirato, che usa sì qualche trucchetto, come la voce distorta nel singolo "Dargona Dragona", ma il risultato finale è persino più affascinante. Se poi si aggiunge che il resto dell'album é in pieno stile desertico, allora si può tranquillamente lasciare Homme alle sue elucubrazioni sperimentali della materia pop-rock, e riabbracciare una band che mancava da troppo tempo - anche se gli Unida dello stesso Garcia avevano in parte "tappato" la falla, sopratutto col primo album - e che a suon di ottimi pezzi come il già citato singolo che ci riporta in mezzo al "blues per il sole rosso", la successiva "Sweet Remain" dove di nuovo la pesantezza di tutti gli strumenti schiaccia tutto quello che gli si pone di fronte, "As You Wish" che cresce piano piano per poi esplodere in un turbinio polveroso, "Planets 1&2", in cui il "Planet 1" ricalca la devastante "Green Machine", e il "Planet 2" viaggia verso lo spazio con l'aiuto di qualche funghetto. Certo, non è tutto azzeccato in questo disco, "Adara" prima e "Dark And Lovely" dopo risultano poco efficaci, la seconda addirittura se viene spogliata dai suoi orpelli distorti, sembra una divagazione floydiana del periodo primi anni settanta, ma é Jonh Garcia il primo a non esserne convinto del tutto e la sua prestazione è sintomatica, per non parlare dell'inutile intermezzo "Mas Vino" che, a dispetto del titolo festaiolo, evapora come l'acqua (eh,eh!) sul fuoco! Per fortuna il tiro si rialza con "Barcelonian", grintosissimo hard dove Bruno Fevery ci fa capire che Homme non è indispensabile per far rivivere quel senso di massiccio rotolamento ed insieme a Brant Bjork, da sempre instancabile motore analogico, svegliano John dall'assopimento in cui era caduto in precedenza. Quindi chiudono con un vero e proprio "trip", "Acidize? The Gambling Moose": sono più di tredici minuti in cui già il titolo è esplicativo di quello che si ritrova all'interno, dall'hard-boogie alla psichedelia lisergica fino a chiudere con il doom. Tutto questo fa di 'Peace' un vero e proprio deterrente all'uso di sostanze stupefacenti. Basta assumerlo a dosi massicce e si può svolazzare senza alcun aiuto esterno...

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