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VALLENFYRE: Fear Those Who Fear Him

data

12/06/2017
80


Genere: Death Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2017

Dopo aver sforato i dieci ascolti di fila ero entrato in un tunnel morboso di decadimento della mente e delle carni, in cui l'unico pensiero che mi assillava la mente era: è meglio questo o 'Splinters'? Avevo raggiunto livelli di follia lovecraftiani, nel senso che dialogavo tra me e me sui massimi sistemi dell'orrore mentre attorno tutto perdeva significato, era relativo, distorto. Contava solo 'Fear Those Who Fear Him'. Ancora non ne sono uscito, ancora non so chi dei due reggerà di più. So solo che sono della stessa pasta della morte, dello stesso spirito old school impressionante perché mai dimenticato da Sir Mackintosh dopo la carriera coi Paradise Lost lunga una vita, compresi gli album dello scandalo di fine anni Novanta/inizio Duemila. Chi nasce tondo non muore quadrato, ma alla fin fine morirà comunque e il terzo album dei Vallenfyre è una pietra di paragone su cui tutti gli aspiranti suonatori di death metal alla vecchia maniera dovranno sbattere la testa fino a quando non sentiranno le ossa frantumarsi. È a quello che si deve puntare e i Nostri riescono a riprodurlo con precisione e attitudine da vendere. Anzi, no: l'attitudine non è oggetto di compravendita. Se ce l'hai può restare sopita per qualche tempo, al massimo. Come ad esempio nel primo 'A Fragile King', che non ho mai apprezzato perché disco di assestamento, un po' troppo scolastico e per di più prodotto abbastanza male. Un po' come il ritorno di due ex Bolt Thrower nei (per ora) solo discreti Memoriam, che hanno esordito pochi mesi fa. Altro parallelismo lo possiamo fare coi Suffocation: lì sono arrivati due venticinquenni a dare manforte al nucleo storico, nei Vallenfyre è uscito Erlandsson e ne è entrato con grande stile l'attuale batterista dei Paradise Lost, classe 1994. Ha meno pretese di 'Splinters', il che non si traduce con minore cura dei dettagli o della produzione (un fantastico Kurt Ballou), ma semplicemente con un'essenza ancor più estrema, mai così lontana dalla band madre di Mackintosh. Il death metal, nella sua accezione più essenziale e impregnata di olezzo cadaverico, regna sovrano, con iniezioni molto gradite di crust punk e death/doom. Assieme a 'Blood Offerings' dei Necrot (con cui condividono il mastering presso gli Audiosiege Sudios, e non è un caso) sarà il disco dell'estate nei migliori cimiteri.

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