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UNDERCROFT: Ruins Of Gomorrah

data

23/09/2012
68


Genere: Death Thrash Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2012

Dal Cile con furore. Non c'è altro modo per introdurre gli Undercroft, anche se "furore" è comunque una parola che non esprime bene la rabbia ferina che hanno in corpo. Dopo quasi vent'anni di onorata carriera underground, in un paese che dalle nostre parti non si sente molto spesso in ambito musicale, ecco un'ottima occasione per recuperare e approfondire la storia del metal sudamericano. 'Ruins Of Gomorrah' parte esattamente da dove aveva lasciato 'Chaos A.D.' dei Sepultura, ma con uno sviluppo ulteriore della ex band dei fratelli Cavalera: è come se invece della svolta minimale/crossover avvenuta poi in 'Roots', i Seps avessero deciso di darsi totalmente al death, riprendere le tematiche degli esordi senza snaturare la loro compattezza e personalità. Quest'ultima forse latita un po' negli Undercroft, la voce troppo simile a quella del Cavalera maggiore (quello degli ultimi Soulfly stavolta), il tocco tribale nell'impetuoso drummer cerca di riprendere quello di Igor, estremizzandolo in modo però molto fantasioso e creando spesso un muro degno degli Immolation (palese l'influenza in "Dead Human Flesh", anche troppo). Pezzo migliore è l'immenso e decadente "At The Gardens Of Hatred", inafferrabile a causa dei colpi proferiti, odio alle stelle e varietà molto gradita in stacchi e arpeggi melodici. Si sbadiglia un po' tra la titletrack che non decolla, con i suoi due minuti e mezzo di arpeggi e poi con voci baritonali a scandire un midtempo ridicolo, con la satanica "Legions Of Belzebub" che a rotta di collo è veloce ma sterile, infine con la cover dei Twisted Sister, esercizio di stile. D'altronde l'esperienza è dalla loro parte, non hanno nulla da perdere e possono permettersi di rallentare i ritmi, con intro e cover. Qualche miglioria nella genesi dei mid tempo, soprattutto a livello di riff, si rivela necessaria per poter comporre, in futuro, un disco ancora più spietato di 'Ruins Of Gomorrah' e senza i vicoli ciechi incappati in esso. Non originalissima la scelta dei due pezzi in spagnolo, ma per chi mastica la lingua può essere un modo per entrare al meglio nel mondo della band cilena, per penetrare nella crudezza dei testi. Un po' come per i Brujeria, del resto.

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