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ULTRA-VIOLENCE: Wildcrash

data

07/07/2012
70


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Punishment 18
Distro:
Anno: 2012

Chi scrive è tra coloro che (pochi a quanto pare) hanno mal digerito 'Phantom Antichrist', a metà tra pseudomelodia e velleità da guitar hero da quattro soldi. Bene, se aspettavamo un nuovo masterpiece dai Kreator e siamo stati brutalmente disillusi, dietro l'angolo (nei dintorni di Torino) c'è un potente e portentoso surrogato di quello che poteva essere e non è stato. Ecco il primo Ep degli Ultra-Violence. Death Angel, assolutamente, li scorgiamo nel nome (una dichiarazione d'intenti che è una promessa di thrash con le palle), ma anche nella musica. Perchè se è vero che le varie componenti sono peculiarità di altre band, c'è da ammettere che il risultato è fottutamente avvincente. Se dei ragazzini attorno alla ventina sono in grado di scatenare questo inferno, è segno che il metal non è affatto morto, che le giovani leve stanno crescendo bene e godono di mezzi di pubblicità e di un suono che trent'anni fa i big del settore si sognavano. Ecco, vogliamo parlare della produzione di 'Wildcrash'? Un autentico bombardamento che non risulta per nulla plasticoso come certe pietanze insipide che va tanto di moda spacciare per capolavori. Un old school thrash suonato e rinnovato nello spirito, ma non nella sostanza: giusto pochissime concessioni alla modernità, accenni di groove novantiano dei Machine Head sono sopraffatti da riff che sono frustate: immaginiamo tutta la crème de la crème della Bay Area a jammare con i Kreator e abbiamo il sound preciso di questi Ultra-Violence. Mille Petrozza si reincarna nel giovane Loris Castiglia, che urticante declama testi pieni d'odio (ma attenzione alla tragicomica "Herpes", fucilata di un minuto e mezzo effettivo in cui si raggiungono velocità elevatissime). Qualche lato negativo: la opener fa un po' il verso alla ben più famosa "Whiplash" (Metallica, of course, c'è anche un'assonanza nel titolo) quando è il momento di scatenare l'assolo; inoltre il primo rallentamento di "Infernal Trip" mostra il riff che il gruppo emergente deve evitare assolutamente di inserire, perchè la malignità degli Slayer è d'altro pianeta e la melodia è molto abusata. Per il resto non si può che lodare il lavoro alla sezione ritmica, terremotante e mai scontato, sempre alla ricerca di soluzioni che facciano del male (il break al centro di "Infernal Trip" è da cardiopalma). Qualche inserimento mosh, con cori e anche acuti anthraxiani in "Inhuman Slaves", stop & go repentini e assoli nostalgicamente perfetti da air guitar perenne rendono questi venti minuti molto divertenti. In fin dei conti l'unica cosa che manca qui dentro è qualcosa che sia proprio degli Ultra-Violence e non di qualcun'altro, anche se la formula che unisce asperità teutoniche e Bay Area style si fa già apprezzare. 'Wildcrash' gira nello stereo e non stanca: attendiamo la band alla prova del full length, perchè stando così le cose non hanno davvero niente da invidiare a band del revival come Evile, Gama Bomb e Warbringer.

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