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ULTRA-VIOLENCE: Deflect The Flow

data

21/05/2015
74


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Candlelight Records
Distro:
Anno: 2015

Grande salto in avanti per i thrashers torinesi Ultra-Violence, sia a livello contrattuale - ora sono sotto contratto con la Candlelight - sia a livello musicale, basta in effetti andare ad ascoltare il precedente 'Privilege To Overcome' per capire quali cose sono migliorate per la band piemontese; il songwriting in primis, chiaramente ancora legato a doppio filo al thrash, ma con inserimenti di ferali rallentamenti a-la Machine Head, bastonate grind e intermezzi acustici che spezzano la monotonia del thrash tout-court riciclato da fin troppi gruppi di oggi ed in seconda passata, la produzione, un gioiello partorito da Simone Mularoni ai Domination Recording Studios il quale dona un tiro potente, ma soprattutto possente ai brani che compongono questo album, evitando di incorrere in quell'appiattimento del suono tipico dello speed-thrash. A livello tecnico è da urlo il lavoro delle chitarre già dall'opener "Burning Through The Scars", fino alla chiusura affidata a "Fractal Dimension", sia a livello ritmico, sia solista e notevole è l'idea dell'assolo acustico di "In The Name Of Your God", doppiata subito dopo dall'intermezzo unplugged di "A Second Birth", e per capire qual è la vera anima degli Ultra-Violence, basta ascoltare "The Checkered Sun" o "The Way I'll Stay" - di cui è stato girato anche il video visibile qui di seguito - pezzi in cui sia il cantante Loris Castiglia che la sezione ritmica danno il meglio a furia di un thrash furioso, ma forse un po' prolisso; rimangono sotto tono la cadenzata "Gavel's Bang" e - con enorme dispiacere di chi scrive - la cover della storica "Don't Burn The Witch", brano dei Venom dall'altrettanto epocale 'Black Metal', quest'ultima troppo "pulita" rispetto al grezzume originale, poco male però, il resto dell'album uccide, travolge e non lascia prigionieri, sintomo di una band che nonostante la giovane età - poco più che ventenni - ha già acquisito una notevole consapevolezza dei propri mezzi!
P.S.: La cover è opera del gigante Ed Repka e continua il filo conduttore su "Arancia Meccanica", già presente sul precedente album.

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