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TIAMAT: The Scarred People

data

02/11/2012
63


Genere: Gothic Rock
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2012

Non si diventa crucchi tutto d'un tratto (fatte le eccezioni di Opeth e Morbid Angel). I Tiamat potranno fare altri dieci dischi come 'Amanethes', ma alla fine, tra pezzi buoni, altri stiracchiati, altri ancora brutti, ci sarà quel guizzo di classe, quel passaggio che va a toccare il cuore. Sono sempre stati emozionali ed emozionanti, hanno toccato vette altissime con 'Clouds' e 'Wildhoney', riuscendo a far breccia anche tra i diffidenti (compreso chi scrive). Non era un eufemismo, quel "dieci dischi come 'Amanethes'", sembra proprio che la band svedese voglia continuare su quella strada. L'innovazione c'è sempre, ma è già qualche anno che è rallentata e addomesticata. E qui si potrebbero aprire dibattiti sull'opportunità di seguire questo stile gothic rock con inserti di psichedelia e leggera elettronica, sempre con uno sguardo al passato doom, sempre più lontano. La verità è che di questo passo di nuovi fans non ne arriveranno e quelli vecchi si sentiranno sempre più fuori luogo a seguire questi Tiamat. Capite il dramma del tizio che dipende totalmente da dischi come 'Clouds'? Non si vuol lasciare andare la band che lo ha cresciuto, ma allo stesso tempo non può accettare che ci sia una deriva di tal genere. Il decimo album della band di Johan Edlund non è brutto, ma prende dal predecessore la stessa impalpabilità in moltissimi passaggi. Si ha la sensazione che i riff siano pochi, si lascia il lavoro maggiore a parti non sempre ispiratissime di tastiere. Ma la vera nota dolente viene dai ritmi: quelli lenti sono sonnolenti e lontani anni luce dalla élite del doom, trascinati e noiosi; quelli sostenuti sono talmente anonimi che la voglia maggiore è quella di provare a buttarsi sui 69 Eyes. Un punto interrogativo grosso quanto una casa si materializza quando i Tiamat si travestono da cugini nordici degli Editors in "Thunder & Lightning". La polvere di stelle dov'è allora? "Winter Dawn" fa venire alla memoria l'aureo passato, con mr Edlund che diventa anche meno monotono del resto dell'album (prestazione appena sufficiente la sua). "Radiant Star" invece è preziosissima nei suoi ricami di chitarra solista, di gran lunga lo strumento più ispirato del disco. Infine, un magnifico squarcio nella natura con "Tiznit". Per il resto, non sempre si ha la voglia di sopportare la bassa e invasiva voce di Edlund, si tende a saltare la parte in cui il tutto sembra ancora informe. Ecco, forse questoè il difetto principale degli ultimi Tiamat: un continuo laboratorio di idee, ma sempre in divenire e mai concretizzate. Sembra che ci siano, album dopo album, sembra sempre che debba essere il prossimo a mettere il sigillo su questa fase della band. Ma prima o poi si inizierà a pensare che le sedicenti idee siano solo delle nebulose d'aria fritta.

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