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THE LAST WARNING: PROGRESSION

data

26/07/2013
68


Genere: Death Thrash Metal
Etichetta: Massacre Records
Distro:
Anno: 2013

Quarto album per gli austriaci The Last Warning, gruppo che dal terzo ha dovuto aggiungere un "The" a causa dell'omonimia con la band prog metal friulana, e da subito salta all'orecchio un'impatto fragoroso, un sound moderno, imponente, il quale accresce la sensazione di malinconica cattiveria che la band riversa in questi poco meno di trentotto minuti. Merito della produzione affidata a R.D. Liapakis che ha lavorato con Firewind, Orden Ogan e Suicidal Angels tra gli altri, il quale riesce a definire bene la forza della band, senza coprire quelli che sono i punti di forza di 'Progression', ossia gli ottimi assoli dei due axemen e la voce da orco di Hans-Jürgen Moitzi che non si perde in lamentele emo, ma al massimo ricorda Mikael Stanne incazzato, il che è un bene; in questo genere che saltella quà e là tra il death melodico ed il thrash/groove che ultimamente sta facendo proseliti, la voce pulita è un pugno nei bassifondi! Tra i pezzi migliori segnaliamo quelli che più si avvicinano a questo secondo genere, ossia la title track, buon mid tempo con un bell'assolo, "Haunted", "Fake Blood" e "Say Goodnight", dove l'andamento saltellante con riff assassini butta sacchi di groove in faccia al povero ascoltatore ignaro. In assoluto i pezzi più "thrasheggianti" risultano quelli più convincenti, "Devil Inside" e "Pain And Hate" ne sono la prova, la prima è una scheggia che parte impazzita e poi ci ragiona su, la seconda ha un'interpretazione vocale indemoniata; da notare che in tutti questi brani gli assoli sono parte integrante, senza spezzare la tensione. Il problema sta in tutti gli altri sei brani, formalmente e tecnicamente ineccepibili, ma privi di quel quid che avrebbe dato la spinta decisiva. In una parola, canonici, e calcolando che si tratta del 50% del contenuto del cd non è poco. A questa stregua sarebbe stato più azzeccato ridurre la tracklist, magari di due/tre brani, così facendo il risultato finale avrebbe convinto di più, evitando quei ricorrenti sbadigli partiti durante l'ascolto di filler tipo l'opener - ahi ahi - "The Beast", la piatta "Down To The Ground" e la già sentita dalle parti di Gothenburg "Now I Bleed". L'ascolto è comunque consigliato, se non altro scorre via veloce, e questo ultimamente non è da poco. Alla fine é anche doveroso segnalare l'ottimo artwork a cura di Anestis Goudas, il quale ha lavorato già per Kreator, Dimmu Borgir, Riot e Rotting Christ. Insomma, una certezza, che oltretutto rende bene l'idea del contenuto di 'Progression'.

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