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THE CHARIOT: One Wing

data

24/09/2012
80


Genere: Mathcore
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2012

"Siamo dei cristiani che suonano in una band, quindi siamo una band cristiana. Non ci vergognamo della nostra fede, ma non costringiamo la gente a crederci". Parole del leader (e unico membro originario) dei The Chariot, Josh Scogin. Tenetelo ben presente, ma che ciò non influenzi il giudizio su questa grande band di Douglasville, Georgia. Sobrietà innanzitutto, una attitudine sana e serena a cui corrisponde una esplosiva miscela musicale che -sferragliante- dispensa sprangate sui denti. Quinto album per i The Chariot, che oramai sono una band a sè, altro che figli illegittimi dei Norma Jean. Le definizioni della loro musica sono varie, c'è chi dice metalcore, c'è chi dice mathcore, loro si definiscono heavy punk rock, quelli con la puzza sotto il naso li etichettano christian metal. La cosa che salta subito all'orecchio, con questo 'One Wing' è che di math ce n'è poco, se intendiamo questa dicitura come qualcosa di organizzato e preconfezionato. Si va a naso, in ognuno di questi dieci frammenti, tanto che presi singolarmente non hanno molto senso, è necessaria una full immersion della mezzora scoordinata e caotica del combo americano. Diversi, ripetuti ascolti riusciranno a dare un senso al tutto, c'è un barlume di speranza dietro a tutto ciò (i Converge paradossalmente non c'entrano molto). Non si sa davvero cosa aspettarsi, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, chi li ha sempre seguiti rimarrà spaesato, chi si avvicina a loro potrà trovare pace nella eterea "Your", per poi tornare nella centrifuga senza regole con la magnifica "First", una unione pazzesca di hardcore metallico e sgraziato con una visione western condita da tromba e tanfo polveroso del deserto. Delirante esperienza da provare assolutamente. Poi se si ha paura dell'ignoto il consiglio è di andarsi a comprare solo gli Hatebreed. Meno metal dei Dillinger Escape Plan (altri folli), ma con creatività alle stelle e voglia di stupire piazzano il loro miglior disco finora, si concedono il lusso (da band ormai veterana) di citare versi di una loro vecchia canzone e allo stesso tempo un estratto da "Il Grande Dittatore" di Charlie Chaplin. Disinvolti nel rivolgere l'ascoltatore come un calzino sporco. Che tra l'altro è lo stato in cui ci si trova se si ascolta a volume troppo alto 'One Wing'. Ma è l'unico modo per apprezzare la proposta di Scogin e soci.

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