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TESTAMENT: Brotherhood Of The Snake

data

02/11/2016
88


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2016

In occasione della recensione dell'ultimo pessimo album degli Anthrax, il sottoscritto si chiedeva se fosse il caso che questi grandi vecchi continuassero a fare dischi nuovi, e se nel caso della band di Scott Ian la risposta era no, nel caso dei Testament le cose cambiano drasticamente. Sembra, infatti, che per Chuck Billy e soci il tempo non passi, o perlomeno passi in maniera molto costruttiva, e come il vino buono più i Testament invecchiano, più migliorano. E dato l'illustre passato, non è cosa da poco! 'Brotherhood Of The Snake' è la conferma che le cose stavano seguendo una parabola di crescita da quando è tornato Alex Skolnick a ricompattare il nucleo storico; si sono susseguiti il buono 'The Formation Of Damnation' e il molto buono 'Dark Roots Of Earth'. Ora, dopo l'ennesima defezione del bassista originale Greg Christian e l'ennesimo ritorno del funambolico Steve DiGiorgio a ricomporre quella miracolosa sezione ritmica che fece la fortuna del capolavoro dei Death 'Individual Thought Patterns' con Gene Hoglan, ecco arrivare l'ennesimo discone della carriera dei thrasher di Oakland, che già a livello di tematiche trattate si distingue con la citazione della "Confraternita del Serpente", società segreta dalla quale si sono poi formati i vari Cavalieri di Malta e Rosa Croce, una sorta di "Illuminati" volta a contrapporsi alle religioni precostituite. A livello musicale, tecnicamente questa è la formazione migliore che abbiano mai avuto, alla pari di quella di 'The Gathering' che poteva contare su James Murphy, Dave Lombardo e lo stesso DiGiorgio - e quindi vien da sè che le esecuzioni di tutti i brani siano una goduria, cosa che vale anche per la produzione ad opera di Chuck ed Eric, perfetta per esaltare il tellurico drumming di Hoglan e gli assoli ispiratissimi dello stesso Peterson, ma soprattutto di un Alex Skolnick che non avrà contribuito a livello di songwriting (ad opera dei due storici pard), ma che sbaraglia tutti quando si tratta di assoli ispirati, melodici e tecnicamente da paura. Sembra inoltre che la voglia di spaccare tutto sia anch'essa in costante crescita, a partire dalla title track che apre in maniera devastante questo dodicesimo album in studio, e si ripropone costantemente lungo tutti i più di quarantacinque minuti con "Stronghold", "Centuries Of Suffering" - l'ennesima sorella di "C.O.T.L.O.D." - "Canna- Business", pezzo di denuncia sulla distribuzione legale della canapa negli States, e con la chiusura affidata a "The Number Game", dove ricorre il forte legame con "Zetro" Souza, primo cantante della band quando ancora si chiamava Legacy, che ha contribuito alla stesura del pezzo. Ma non c'è solo thrash tout court, già da "The Pale King" ci sono variazioni sul tema con un Chuck Billy che arrichisce la sua ennesima fenomenale interpretazione con frasi quasi narrate che fanno da compendio ad un andamento meno regolare del solito, e con Alex Skolnick che chiude con un assolo da tramandare ai posteri. Infine, ci sono anche i pezzi spaccaossa come "Seven Seals" in cui i Testament fanno capire che a groove sono messi molto bene. A chi sta scrivendo, raramente era capitato negli ultimi anni di entusiasmarsi così per un album thrash, anche e soprattutto se arrivava da grandi nomi, ma c'era da aspettarsi che i Testament non avrebbero fallito il colpo, d'altronde la loro carriera non ha quasi mai toccato punti bassi, almeno non tanto quanto Metallica, Megadeth e i già tristemente citati Anthrax, i quali dovrebbero andare a ripetizione dall'indianone e dai suoi compagni, forse eviterebbero il ricorrente elettroencefalogramma piatto sul piano compositivo.

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