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TCHORNOBOG: Tchornobog

data

24/07/2017
86


Genere: Avantgarde Black, Death, Doom Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2017

Markov Soroka è apparentemente un ragazzo come tutti gli altri. A settembre compirà ventidue anni. La particolarità che lo mette a buon diritto su un comodo piedistallo consiste nell'aver già esplorato con gusto non comune diversi generi del metal, facendo affascinare gli ascoltatori alle sue visioni. Peccato non averlo conosciuto prima, così da intervistarlo accanto agli altri golden boy del metal estremo, Gabriele Gramaglia, Nick Stanger e Antonio Sanna. Cito immediatamente -e li metto subito da parte per questioni riassuntive- il progetto doom chiamato in modo alquanto appropriato Slow (il bellissimo 'Unsleep' del 2014 avrà presto un successore) e quello, ben più noto, Aureole, che paradossalmente è anche quello che apprezzo meno perché il suo atmpspheric black mi sa troppo di artificioso, con due full length e uno split con Mare Cognitum. Arriviamo finalmente all'oggetto della recensione, ma non prima di un ultimo flashback alla prima esperienza di Soroka, gli Eternium, che a differenza di ogni altra sua creazione, era un gruppo vero e proprio. Con loro era uscito il devastante blocco di black e death metal con parti di pianoforte molto stralunate chiamato 'Repelling a Solar Giant'. Da lì parte il concept dietro Tchornobog. Parole del suo creatore, non mie. Secondo me non si può agganciare a nessun altro precedente lavoro. Con il mostruoso batterista degli Svartidaudi e nientemeno che Greg Chandler degli Esoteric a growlare qua e là, l'esordio di questa nuova creatura è un demone che divora dall'interno. Però, ehm, prendetevela comoda, è come se ogni canzone fosse un album a se stante. Ho detto canzone? Fate voi, vanno dai dodici ai venti minuti l'una. È stata un'attesa snervante, poiché dalla fine del 2015 si hanno notizie su una prossima uscita di questo disco che poi è sempre stata posticipata, ma alla fine della fiera ne è valsa la pena. Islandese nella registrazione e nella trama ingarbugliata, l'album è colossale, dissonante e stupefacente. Vengono alla mente gli Svartidaudi, i Carpe Noctem, gli Zhrine, gli Ulcerate e gli Ulsect, immaginateveli dopo un disastro aereo e sperduti nella terra che vedete nella copertina. Essenziale il contesto dilatato, senza limiti e di assoluta libertà. L'aggiunta determinante consiste in capacità di espansione/espressione infinita, al di là del singolo brano. Sentite come cresce emotiva "Non Existence's Warmth" attorno al minuto 4, non sarebbe stata la stessa cosa con una produzione diversa e non sarebbe stato possibile se Soroka non si fosse fatto le ossa con gli Aureole e gli Slow. Anche perché avete già capito che è un prendere o lasciare, vista la mole di idee compiute e sviluppate con immenso senso dell'atmosfera, contorto e doloroso, come la parte centrale che da funeral doom con tanto di archi diventa post metal al centro del pezzo finale. Tchornobog non è ciò che aspettavo, nessuno poteva aspettarselo in realtà, ma è esattamente quello di cui avevo bisogno.

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