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T & N: SLAVE TO THE EMPIRE

data

16/12/2012
78


Genere: Hard rock
Etichetta: RatPak Records
Distro: Edel
Anno: 2012

Dokken o Lynch? Questo é il dilemma, si sa che i due si sono sempre mal sopportati e che i bei tempi sono passati, ma ancora adesso sia Don, che poco tempo fa ha rilasciato il buon 'Broken Bones', sia George sono in grado di scrivere ottimo hard cromato e così, riuniti Jeff Pilson al basso e Mick Brown alla batteria solo nei pezzi a nome Dokken, il chitarrista dal ciuffo bianco fa nascere l'ennesimo monicker della sua carriera, cioè i T & N, ovvero Tooth And nail, dal titolo del fortunatissimo capolavoro dei Dokken. E mai nome fu più azzeccato visto che ci sono ben 3/4 della formazione originale, idea che é scaturita dalla mente degli ex compagni di Don sulla falsariga degli Heaven & Hell per far rivivere di nuova luce pezzi immortali consegnati alla storia dell'hard rock, e per poter di nuovo far ritornare almeno in parte quella magia che animava questi rockers trent'anni fa. C'è da dire che i brani inediti sarebbero stati benissimo su un qualsiasi album dei Lynch Mob, ed a quanto sembra avrebbero dovuto anche esserlo, ma a quanto pare non piacevano a Oni Logan, percui il buon George non é stato con le mani in mano, consapevole che i pezzi erano validi, li ha registrati comunque, aggiungendo le cinque perle del passato tanto per far capire con chi si ha a che fare. Proprio i brani dei Dokken, sono i primi a cui diamo risalto, a partire dalla scatenata "Tooth & Nail", ancora più energica che in passato, cantata da Doug Pinnick dei King's X, per passare a "It's Not Love" con l'ex Lynch Mob Robert Mason, la quale rispecchia parecchio la versione originale. Quindi "Into The Fire", cantata da Jeff Pilson che cerca di emulare Don, riuscendovi solo in parte, poi "Alone Again" caratterizzata da quell'animale da palco che é Sebastian Bach, e per ultima "Kiss Of Death", letteralmente stravolta dall'interpretazione di Tim "Ripper" Owens che la fa sembrare un brano metal a tutti gli effetti. E i pezzi inediti? No, non preoccupatevi, non sono solo dei riempitivi, anzi risultano molto vari, a cominciare dal metal roccioso, ma cantabile della title track, per proseguire con la cadenzata "Sweet Unknown", passando per la saltellante e piena di groove "Rhythm Of The Soul", picco massimo del cd grazie anche al favoloso assolo di George, arrivando quindi dapprima alla quasi epicità di "Where Eagles Die", poi allo pseudo alternative di "Mind Control", la "scioglievolezza" rock'n'roll di "Jesus Train", ed infine alla bordata metal di "Access Denied". In conclusione, i nostri ci sanno fare anche più del loro ex cantante, cosa che dovrebbe farlo riflettere, ma pensiamo che a George e Jeff non ne importi una beneamata...

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