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SYRON VANES: Chaos From A Distance

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26/02/2017
62


Genere: Heavy metal
Etichetta: Mighty Music
Distro: Audioglobe
Anno: 2017

La seconda chance, quante volte abbiamo sentito parlare di questa cosa? Tantissime, e magari a riguardo di gruppi che, sinceramente, non se la meritano; gruppi che solo perchè hanno pubblicato dei dischi negli anni Ottanta e poi sono finiti nel dimenticatoio quando si iniziava a fare sul serio, vengono considerati di culto e ritornano dall'oblìo che li aveva avvolti per vivacchiare senza mai tirar fuori l'album che gli darebbe quella visibilità che vorrebbero - e non dovrebbero - meritarsi. Tutto questo riguarda gli svedesi Syron Vanes? In parte sì, perchè non basta aver pubblicato due album tra il 1984 ed il 1986 per meritarsi di diritto una seconda chance, quando anche i dischi in questione non facevano gridare al miracolo, ed il cantante Rimbert Vahlstroem non si faceva ricordare per la sua performance, ma la seconda chance i Syron Vanes se la sono meritata con gli album finora pubblicati dal 2003 ad oggi, raddrizzando con dischi di discreto livello, una parabola che non aveva mai spiccato verso l'alto e quest'ultimo 'Chaos From A Distance' è l'ennesima riprova di quello che stiamo dicendo, tralasciate le evidenti ingenuità, anche in fase di produzione per quanto riguarda il secondo album 'Revenge', la band scandinava si accasa con la danese Mighty Music, sinonimo di grandi produzioni ed incisioni, ed è proprio quello che succede in questo caso. 'Chaos From A Distance' suona maledettamente fresco e moderno con chitarre ribassate che sanno tanto di "gggiovane", ma il probelma che affligge i Syron Vanes fin dagli esordi è la mancanza di veri e propri inni che caratterizzano la loro produzione discografica; è vero che in 'Chaos From A Distance' non si scende mai a livelli infimi, ma non si riesce neanche a trovare un brano che spicchi e che spacchi, lo poteva fare la epica "Trial By Spirit", ma la tendenza a dilungare il pezzo ripetendo le parti senza differenziarle, gli tarpa un pò le ali, peccato! C'è inoltre da dire che la sezione ritmica non fa un lavoro memorabile, soprattutto per quanto riguarda il batterista Mats Bergentz, che non è un novellino avendo suonato anche per Silver Mountain e Anton Johansson's Galahad Suite, ma che in questo caso fa un pò il compitino senza uscire dal seminato, le cose migliori arrivano dai due membri originali, ossia il chitarrista Anders Hahn ed il già citato Rimbert Vahlstroem, che è anche chitarrista, con riff ben ideati e realizzati e con gli assoli, che pur non essendo nulla di trascendentale, hanno gusto e sono messi al posto giusto, quindi con la prova vocale, che non spiccando per estensione, segue una linea più hard rock con una buona dose di feeling. Lasciamo quindi che i Syron Vanes si godano questa seconda chance, se va bene a loro continuare a vivacchiare senza mai cercare di dare la spallata definitiva, ok, ma a noi non basta che l'etichetta gli dia lo status di cult band e quindi aspettiamo che scrivano il loro 'The Number Of The Beast', a quel punto saremo i primi a glorificarli, per il momento annotiamo la loro presenza e attendiamo che vadano oltre un'onesta sufficenza.

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