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SUMMIT: The Winds That Forestall Thy Return

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12/07/2016
85


Genere: Post Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2016

Mi sento un ladro pentito nello scrivere queste righe. Sì, insomma, quello che si era tenuto per sé ogni cosa bella scoperta in questo anno e mezzo e deve con qualche remora lasciarla andare. Non mi dite che non siete mai stati gelosi dei vostri ascolti e delle vostre scoperte musicali! Del progetto The Clearing Path ne hanno tutti parlato benissimo, e continueranno a farlo anche se Gabriele Gramaglia domani si dovesse svegliare annunciando al mondo di lasciar perdere il metal per intraprendere una carriera nel ballo caraibico. Al di fuori del black metal questo ragazzo cova una grossa passione per il post metal, cosa che poteva ben intuirsi anche dalle tante influenze dell'album 'Watershed Between The...' e soprattutto dell'EP che lo aveva succeduto pochi mesi dopo. Andate a godere (è la parola più adatta) di questi dischi e ne riparliamo, altrove però. Sì, perché il vulcanico polistrumentista classe 1994 l'ha fatta grossa anche con questo 'The Winds That Forestall Thy Return'. Summit era nato con 'Remnants', del gennaio 2015, non male nella sua canonica struttura in crescendo, che si faceva ricordare solo nella sua seconda metà. Nelle cinque nuove tracce la musica - come si suol dire - cambia, e di molto. Come in The Clearing Path (e le assonanze possono anche terminare qui) la chitarra prende il centro della scena, benché tutti gli strumenti dalla batteria alle tastiere siano stati registrati e suonati con una cura che non potrei che definire maniacale. Non aspettatevi una durata assassina e canzoni che per superarle vi serve un'endovena di caffeina, si arriva a trentacinque minuti ed è l'ideale per valorizzare ogni passaggio suonato qui dentro. I dettagli compongono l'opera in modo nitido e sublime. Tutte le note del post metal storto dell'inizio di "Hymn of the Forlorn Wayfarer" sono di una intensità impensabile se paragonate a quanto ascoltato in 'Remnants'. Una sorpresa arriva alla fine del brano appena citato, quando non si ripetono le solite tre note allo sfinimento, come purtroppo molti intendono tutto ciò che si cataloga col "post", ma si fa spazio una cullante conclusione che sembra una "Orion" dei Metallica immersa nell'oceano. L'uso della chitarra acustica nella seconda metà della traccia che dà il nome al disco fa presagire, unita a un lavoro egregio di batteria, null'altro che un brillante numero di metal progressivo e dannatamente appassionante. Ospite nel secondo brano è Nicholas McMaster dei Krallice, grossa influenza di Gramaglia più in The Clearing Path che in Summit, che contribuisce con la sua voce alla riuscita del gioiello che sto e spero starete presto ascoltando in una condivisione di intenti e di libertà stilistica, e chi se ne frega del genere suonato. Dovrete farvi violenza per schiacciare il tasto "stop", siete avvertiti.

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