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SOULS OF DIOTIMA: What Remains Of The Day

data

25/07/2012
73


Genere: Power Symphonic Metal
Etichetta: Revalve Records
Distro:
Anno: 2012

Passo dopo passo i Souls Of Diotima si avvicinano ad una maturità artistica meritata e sudata. 'What Remains Of The Day' è solo un tassello, il secondo per la precisione, della loro carriera, partita qualche anno fa con 'Maitri' e già in crescita. Non esponenziale, ma abbiamo a che fare con rifiniture, miglioramenti, accorgimenti che in precedenza non ci si curava di fare. La materia è la stessa dell'esordio, un sontuoso power metal a cavallo tra il gotico e il sinfonico, con parti di metal estremo e prog spigoloso. La strada per l'eccellenza è ancora lunga, il gruppo sardo sembra ben intenzionato a percorrerla grazie ad alcuni diamanti (ancora grezzi) che sono rispettivamente la cantante e una capacità ottima di arrangiare i brani. La Barsi mette in campo una voce molto melodica, che non eccede in acuti sterili nè in gorgheggi operistici: dal punto di vista musicale una perfetta sintesi tra la melodicità di Annette Olzon e la potenza di una Sharon Den Adel, con in più una certa personalità. Prendiamo la versione italiana della solare "Von Braun" e rifacciamoci le orecchie, Claudia sembra molto più a suo agio che negli altri pezzi. Potrebbe essere una via da seguire il cantato in italiano: basta solo un po' di coraggio perchè le canzoni sono tutte molto buone, a partire da quelle più elaborate, con sezioni che sfiorano velocità del black o anche crudi riff death. La titletrack (di cui è stato anche girato un bel video) mostra il ritornello pulito e luninoso che contrasta con il growl del bassista: idea ottima, ma avrebbe meritato uno sviluppo migliore tanto che la parte estrema pare raffazzonata. Sicuramente la migliore del disco la già citata "Von Braun" in italiano, dalle chiare citazioni direttamente da 'Images And Words', la lunga e epica "Children Of The King" e la opener "Pandora", ma non c'è un pezzo brutto, solo "Sandy's Flight" sfigura perchè effettivamente la qualità degli altri brani è elevata. Infine la produzione è sì avvolgente, ma sembra poco adatta alle rare sfuriate chitarristiche che perdono inesorabilmente di potenza; molto meglio le parti in cui la epicità e la sinfonicità prendono il sopravvento e riescono a creare atmosfere surreali e grandiose ("The Battle Of Marduk And Tiamat"). In sintesi, manca davvero poco ai Souls Od Diotima per uscire dal recinto e farsi apprezzare a ragione anche oltre i patri confini, un pizzico di coraggio e professionalità e non vediamo perchè non potrebbero piacere anche oltre i patri confini.

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