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SOULBURN: Earthless Pagan Spirit

data

21/11/2016
50


Genere: Black, Doom Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2016

Toccate, toccate. Avvicinate la mano allo schermo. Queste stesse parole sono bollenti, è la cocente delusione che le infervora. È uno dei casi più eclatanti di involuzione, di regresso, di tradimento, di caduta di stile, di nulla assoluto a cui ho avuto il dispiacere di assistere nel 2016. Per chi non li conoscesse, i Soulburn a fine anni Novanta avevano preso il posto degli Asphyx, i componenti erano gli stessi, tanto che ascoltate 'Feeding...' del 1998 in continuità con quanto fatto da quella band è un atto quasi dovuto. Bagchus e compagni solo due anni fa trovano le forze per un nuovo full, il bel 'The Suffocating Darkness' recensito qui e che a distanza di tempo mi accorgo di aver giudicato in modo fin troppo tiepido. Lì dentro si sentiva ancora qualcosa degli Asphyx, in 'Earthless Pagan Spirit' no. La band esce fuori dalla sua legittima nicchia nostalgica e tenta di usurpare il trono... oscuro di 'Arctic Thunder', va a epurarsi quasi del tutto dalla componente death per abbracciare la causa del black anni Ottanta, quello codificato da Hellhammer e Bathory. Tantissimi, troppi richiami a quel sound non sono di per sé un difetto. È invece in mala fede l'ostentazione, l'insistenza, la caparbietà di proporre riff inesistenti e inconsistenti, di sposare evidentemente l'odiosa convinzione che il black metal sia qualcosa di monotono e semplice da suonare. O che il "viking" (virgolette d'obbligo) sia bello e confezionato semplicemente rallentando i tempi. I brani sono tutti di lunghezza estenuante, tra i cinque e i sette minuti, se escludiamo la outro. Il loro contenuto è poverissimo, ha il trasporto e la verve di un novantacinquenne in un ospizio. Voce femminile in "Withering Nights" e altra pulita in "Spirited Asunder", che sa molto di Darkthrone, non aggiungono nulla al mediocre risultato. La ciliegina avariata sulla torta (scaduta vent'anni fa, a giudicare dall'olezzo) è offerta dall'ignobile lavoro di Devo dei Marduk al mastering, che rende tutto molto più difficile. Chitarre gracchianti e debolissime, batteria quasi inesistente e soprattutto nessuna traccia di atmosfera non sono affatto l'ideale per canzoni scritte e suonate senza un minimo di senso compiuto, con riff ripetitivi allo sfinimento e anche francamente brutti, sbrigativi e tenuti appiccicati col nastro adesivo. Datemi un pizzico e svegliatemi, fatemi trovare nella casella mail una lettera dalla Century Media con cui comunicano che hanno sbagliato a mandarmi il promo e che al posto dei Soulburn mi hanno inoltrato per errore una demo di qualche band allo sbaraglio.

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