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SOJOURNER: Empire Of Ash

data

16/07/2016
85


Genere: Atmospheric Black Metal
Etichetta: Avantgarde Music
Distro:
Anno: 2016

La Avantgarde sta seriamente diventando l'etichetta discografica con il maggior numereo di gruppi che tecnicamente definiremmo... fighi. Non solo, fanno anche cose davvero sopra la media, inanellando una serie impressionante di dischi da tramandare ai posteri, di quelli che tra dieci anni e più diremo "io c'ero". Ecco come possiamo leggere il sontuoso debutto dei Sojourner, che se dal moniker potrebbero al massimo fare dark wave depressa, si rivelano un grandissimo colpo. Sembra una barzelletta: due neozelandesi, uno spagnolo (che vive in Svezia) e una inglese si incontrano e... stoppano in gola ogni tentativo di battuta: fanno sul serio. Già avevamo avuto modo di ascoltare i due Mike con gli apprezzbili Lysithea, ma qui si va oltre. Prendendo lo scettro dei Summoning e ripulendoli, rimodernandoli, dando a quel sound una professionalità mai avuta prima (mixaggio e mastering di Gabriele Gramaglia, mente che cura i progetti The Clearing Path e Summit, imperdibili anche questi), i Sojourner toccano corde non inedite, ma lo fanno con una professionalità impressionante. Un black metal che farebbe sfraceli in un kolossal, una mistura inestricabilmente imbevuta, eppure con discrezione esterioriata, di quel folk impeccabile che dà un'atmosfera epica, delle grandi occasioni. Un fantasy riversato su disco, che sfrutta a pieno le potenzialità della voce tipica del black come anche quella femminile di Chloe, che potrebbe attirare anche coloro che sono avvezzi a suoni meno estremi. Pensate innanzitutto a Tolkien, ma per indicare qualcosa di più recente possiamo pensare alle "Cronache del Ghiacco e del Fuoco" di Martin, al "Trono di Spade", insomma. Musica che ti apre la mente e ti fa venir voglia di partire per la Nuova Zelanda, l'Irlanda o la Terra di Mezzo. Questo è 'Empire Of Ash', un'epopea che brilla di luce propria, che si fa apprezzare allo stesso modo di grandi album usciti negli scorsi anni come quelli di Saor, Caladan Brood e Elderwind. Sono più questi che il gruppo austriaco citato in precedenza a essere simili ai Sojourner, dispensatori di grandiosità che si distanziano dai Summoning per le ragioni elencate prima e anche da Aquilus, one man band australiana favolosa, perché meno tragici e più inclini alla narrazione, alla storia che si evolve. Per il futuro non ci stupirebbe che facessero un concept con le palle cubiche, doppio o triplo disco, tanto sappiamo che ne sono capaci.

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