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SOILWORK: THE LIVING INFINITE

data

18/03/2013
81


Genere: Melodic death
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2013

La Madonna! I Soilwork hanno deciso di esagerare! Difatti un doppio album di questi tempi può essere un'arma a doppio taglio vista la progressiva discesa delle vendite dei cd, e visto anche lo status raggiunto dalla band svedese, acclamata ad inizio millennio come innovatrice di una scena che stava diventando stantia, quella melodic death, ed ora relegata a sgomitare in mezzo a migliaia di uscite plastificate ed iperprodotte. Con 'The Living Infinite' i Soilwork vogliono urlare al mondo che ci sono ancora e che, nonostante la seconda e crediamo definitiva uscita dalla band di Peter Wichers, hanno ancora tanto, anzi, molto da dire; le accuse rivolte al gruppo di Bjorn "Speed" Strid di aver cavalcato l'onda metalcore sono quantomeno ridicole e questo loro nono studio album é qui a dimostrarlo. Partendo dall'iniziale "Spectrum Of Eternity" fino alla chiusura del secondo cd con "Owls Predict Oracles Stand Guard" si viene spazzati via da un turbine di death metal moderno, cibernetico, violento, con trovate melodiche che però risultano così ben integrate da far paura, pensando a cosa ci aspetta subito dopo, e sintomatiche di ciò sono "This Momentary Bliss", "Tongue", semplicemente spaventosa, e "Realm Of The Wasted" con una prova da urlo di uno "Speed" in stato di grazia. Per quanto riguarda il primo cd, passando alla seconda parte, non sono da meno l'intricata "Long Live The Misanthrope", la stranissima "Antidotes In Passing", la violentissima "Leech" che ad un certo punto sconfina nel prog, e "Parasite Blues" con "Speed" autore dell'ennesima grande prova! La title track è suddivisa in due, una parte sul primo ed una sul secondo cd, ma restano collegate dalla melodia e, come dice lo stesso vocalist, da una melancolia di fondo ed è un'altra prova di cosa siano riusciti a creare i sei ragazzi: venti canzoni, zero filler, una tensione palpabile che si protrae lungo tutta la durata dell'album, tra l'altro suonato in maniera impeccabile con un Dirk Verbeuren come al solito devastante e preciso, quasi inumano, ed il nuovo David Andersson già perfettamente integrato in un meccanismo oliato alla perfezione. Se qualcuno voleva ancora la dimostrazione che i Soilwork sono dei leaders e non dei followers, eccolo accontentato!

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