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SODOM: Epitome Of Torture

data

13/05/2013
65


Genere: Thrash Metal
Etichetta: SPV Steamhammer
Distro: Audioglobe
Anno: 2013

I Sodom ci avevano abituato fin tropo bene, da una decina d'anni almeno: uscite ponderate, qualità che se non era eccelsa era comunque al di sopra della media e li lasciava con uno status che non conosceva macchie di grossa rilevanza. Qualche sbandata nei terribili anni Novanta, ma chi non ha perso anche per un attimo il senno, in quel periodo? Rispetto al discount dei Destruction e all'imborghesimento dei Kreator, 'M-16', 'Sodom' e l'ultimo 'In War And Pieces' avevano detto, rispettivamente, che c'era la violenza, c'era il groove e c'era anche una capacità di sintesi delle due cose. Soprattutto l'ultimo citato aveva inaugurato un nuovo periodo per la band, in cui non si nascondeva la voglia di cercare melodie tra le detonazioni ritmiche. E soprattutto verso questo avevamo fatto affidamento, sperando almeno che i tedeschi si tenessero su quel livello. Purtroppo, anche se non abbiamo avuto la caduta come nei casi degli illustri del thrash tedesco già citati, di decisa flessione si può benissimo parlare. È come se dopo aver scritto alcuni brani di 'Epitome Of Torture' Tom Angelripper abbia detto ai suoi accoliti: "e ora?", andando poi a ricercare nella sua memoria storica qualche topos del thrash. Ecco spiegata la nascita, frettolosa si presume, dei riempitivi che caratterizzano soprattutto la seconda metà della tracklist, in cui niente può salvarli dall'essere etichettati come profeti di un futuro non roseo per i Sodom. Come possiamo giudicare altrimenti la scontata e brutta "Invoking The Demons"? Oppure il ritornello, che è heavy metal piegato a thrash, di "Into The Skies Of War", in cui Bernemann è autore di una prova abbastanza mediocre? Il mestiere c'è e ciò salva i brani che, seppur non entusiasmenti, per il loro colorito purpureo, rubicondo e tipicamente Sodom, fanno ancora piacere e fanno ancora scuola tra i thrasher in erba. "Stigmatized" non è niente che i Nostri non abbiano già detto in modo migliore in altra sede, ma quel ritornello che si sente nella maggior parte degli act da revival è roba loro, quindi permettete che lo facciano meglio di altri. Per non appesantire la lettura, citiamo la opener che vede un Angelripper insolitamente melodico nei punti nevralgici della canzone; "Katjuscha" che fa la "Knarrenheinz" della situazione, che a sua volta aveva preso da "Bombenhagel" e così via, l'onere di fare da anthem per i live; la migliore del lotto è "Epitome Of Torture", che è direttamente imparentata col precedente album, pesante e terremotante. Il nuovo drummer Makka a volte sembra un po' troppo costretto nei ranghi essenziali dei Sodom, ma lo sentiamo spesso farcire i brani con delizie tecniche (lo stacco della stessa titletrack con assolo di chitarra più esplosivo di un attacco al napalm). Angelripper presta la solita garanzia dietro al microfono, inconfondibile, e la produzione molto più pulita rispetto al recente passato sottolinea anche il ruolo del basso.

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