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SIX FEET UNDER: Torment

data

11/02/2017
55


Genere: Death Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2017

Quando si parla di Six Feet Under si parla di talento sprecato. Per Chris Barnes, oltre vent'anni fa, la band ha significato una riduzione drastica di ogni ambizione rispetto ai lavori con i Canniabal Corpse, ed è bene sottolineare che nei primi due albm c'era alla chitarra un certo Allen West che aveva fatto la storia negli Obituary e vederlo giochicchiare in pezzi oscenamente banali come "Lycanthropy" faceva e fa ancora molto male. 'Maxiumum Violence' era divertente, ma fino a dieci anni fa motivi per ascoltare i SFU non ce n'erano: troppo semplici, senza groove, senza riff. Inutile pronunciarsi sui quattro album di cover perché semplicemente sono tra le pagine più vergognose del death metal. Inizialmente pensavo che fosse colpa di Greg Gall, troppo debole dietro le pelli, ma da 'Commandament' del 2007 in poi abbiamo avuto un vero e proprio exploit fatto di album sempre più ispirati. Nel frattempo sono cambiati vari musicisti, Barnes si è ammanicato con componenti dei Cannabis Corpse e due big della tecnica come Marco Pitruzzella e Jeff Hugell. Forse sta in questo il segreto di 'Undead', 'Unborn' e 'Crypt of the devil'. Nel nuovo 'Torment' restano i due ex Braindrill e soprattutto il bassista ha modo di farsi vedere con un suono che ormai lo contraddistingue. Può spiazzare ascoltare dei riff molto meno corposi che nel recente passato e infatti sembra che siamo tornati a 'Warpath' nei momenti più lenti. Si è voluto puntare molto sull'atmosfera, scavando e riducendo la portata dell'impatto che aveva reso 'Crypt...' un gran disco. La produzione mette consapevolmente in primo piano batteria e chitarra a causa di una certa flessione nella brutalità della voce di Barnes, non esattamente in forma. Anche per lui l'età si fa sentire. Corredato da una copertina semplicemente anonima, 'Torment' ci mette davanti alla lenta e inesorabile decomposizione dei Six Feet Under, regrediti di nuovo nonostante la carne fresca lasciasse presagire qualcosa di dignitoso. E ad onor del vero Pitruzzella ci regala una prestazione preziosa, con qualche chicca che gli appassionati di batteria apprezzerano di sicuro. Il loro peggior album da dieci anni a questa parte.

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