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SILENT OPERA: REFLECTIONS

data

18/03/2014
65


Genere: Symphonic Gothic Metal
Etichetta: Massacre Records
Distro:
Anno: 2014

Silent Opera, un nome e due band, guardacaso tutte e due fanno un genere simile, insomma tra Francia - quelli in questione - ed Italia, non è che ci sia molta originalità, anche a livello musicale, il sympho-gothic metal in questione è un genere molto inflazionato e ci si domanda se le scelte delle band siano più, o meno sincere, ma non è il caso di star qui a scervellarci per questioni diremmo trascurabili, parliamo del contenuto di questo primo full lenght per il gruppo transalpino che segue a quattro anni di distanza l'ep 'Act One'. Rispetto al trito e ritrito sympho-power della band di casa nostra, i francesi inseriscono notevoli dosi di death tecnico, genere per cui i cuginetti hanno una notevole predilezione, vedasi Gojira e Hacride, ma l'effetto sperato svanisce nel giro di poche note, il tempo dell'intro pomposa di turno e della prima, lunga "Nightmare Circus" e già si capisce come si evolverà il resto dell'album, non si discute la perizia tecnica dei sei ragazzi, questa è notevole, ma il cuore con cui eseguono i loro brani, freddi, poco emozionanti e sinceramente ancor meno memorabili e stendiamo un velo pietoso sul tentativo di modernità rapcore inserito in "Inner Museum"!. Inoltre anche l'intepretazione della bella Laure Laborde appare formalmente ineccepibile, ma un pò statica, sospesa e meno male che l'interpretazione dell'orco Steven Shriver, molto presente e meno monocorde rispetto ad altri colleghi anche più blasonati, dà quella grinta necessaria che altrimenti avrebbe fatto passare il platter quasi inosservato, fate conto di sentire un mix di Within Temptation, Dream Theater e Hacride, con spruzzate di Nightwish ed ultimi Death e il gioco è fatto, prese una ad una - esclusa la già citata "Inner Museum" - le song funzionano, ma nell'insieme si perdono, lasciando un senso di quiete fin troppo invadente, sublimata dalla delicata "Chronicles Of An Infinite Sadness", dove protagoniste sono le due donne della band, voce e tastiere per una performance toccante, ma isolata. Se riusciranno a far maturare il loro songwriting, potranno fare grandi cose, per il momento restano nel girone degli ignavi.

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