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SIGH: Graveward

data

07/04/2015
85


Genere: Cinematic Horror Metal
Etichetta: Candlelight Records
Distro:
Anno: 2015

Perché per Arcturus e Solefald bagni di folla e per i Sigh solo le briciole? Non hanno davvero niente da invidiare alla torrenziale ispirazione di questi gruppi, soprattutto dei secondi. La circostanza favorevole di uscite ravvicinate dei loro nuovi lavori ci potrebbe permettere di svolgere un'analisi comparativa molto interessante, ma la recensione deve concentrarsi sul decimo disco della creatura di Mirai Kawashima e non aspettavamo altro. Già dal 2013 sapevamo che si sarebbe intitolato 'Graveward', ma sono ora abbiamo avuto il piacere di ascoltare una performance che -come al solito- scombussolerà i piani di molti metallari dalle ristrette vedute. Un po' come gli Enslaved, con la piccola differenza che i nostri nipponici vagano liberi, apparentemente senza metodo. Eppure se li avete seguiti almeno un po' sentite benissimo il loro marchio e si avverte dopo pochi secondi che tutto il sound complessivo è perfettamente coerente con le basi poste nei lasciti precedenti. Il motivo di un'uscita del genere sarebbe una chiacchierata tra il leader dei Sigh e Fabio Brizzi, autore delle colonne sonore di Lucio Fulci, e la conseguente volontà di orientare 'Graveward' verso tematiche particolarmente orrorifiche. La copertina di Costin Chioreanu parla chiaro. Meno influenze della teatralità di King Diamond, stavolta, più cupi i suoni rispetto a quanto sentito nel passato più recente, contornati di moog, rhodes, sintetizzatori, orchestra, elettronica assoli sguscianti e classicamente metal, preferibilmente a velocità sostenuta, tracce su tracce incise nei brani (il promo sheet parla di cento e più per ogni canzone). Si ha l'impressione che sia tutto un incubo acido, un grosso trip dal sapore agrodolce in un parco dei divertimenti abbandonato e gestito dal fantasma di Frank Zappa. La filosofia seguita non deve essere distante da quella di Killjoy, che guarda caso ha accolto Mirai nei suoi Necrophagia. Oramai non si fa nemmeno il tentativo di catalogarli, non ci siamo nemmeno accorti del punto esatto della loro storia in cui hanno lasciato il piccolo appiglio che li legava al black metal. Rintracciate i cameo disseminati in giro per l'album: stavolta abbiamo Matt Heafy dei Trivium (che hanno dedicato un loro disco al Sol Levante, il loro apice, 'Shogun'), Niklas Kvarforth degli Shining, Leclercq dei Dragonforce, Sakis dei Rotting Christ e Metatron dei Meads of Asphodel. Non avrete più nessuna certezza, se non quella di dover riascoltare il tutto per tantissime volte e inserirlo prepotentemente nella top ten di fine anno. E siamo solo ad aprile.

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