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SERPENT (SWE): Nekromant

data

29/12/2015
67


Genere: Stoner Doom Metal
Etichetta: Transubstans Records
Distro:
Anno: 2015

Chi lo dice che ci vogliono delle condizioni giuste solo per fare un disco e non per scrivere la sua recensione? Questo mito dei critici musicali che fanno uscire gli articoli con la bacchetta magica è decisamente da sfatare. Lo sa solo il lettore Mp3 quante volte è stato riprodotto il secondo lavoro dei Serpent. Per fortuna la Transubstans fa arrivare i promo con largo anticipo, altrimenti ne avremmo parlato tra marzo e aprile 2016. Lo abbiamo ascoltato, riascoltato, eppure non usciva una parola. Fino a quando non è calato il freddo. Questi qui sono svedesi, ricordiamocelo. Bisognava solo arrivare nelle loro stesse condizioni per capire 'Nekromant'. Freddissimo fuori, caldo dentro. La Transubstans tra l'altro pubblica spesso album di questo tipo, ce ne ricordiamo uno molto simile per gli intenti, con una specie di satiro alcolizzato in copertina, che non era niente male (quello dei Gudars Skymning del 2013). La forma canonica della recensione è oramai andata a rotoli, quindi poche considerazioni ulteriori per un dischetto carino, ben suonato e da coccolare teneramente se ascoltate almeno un album dei Black Sabbath o dei Pentagram al giorno. In generale, lo stoner doom svedese regala sempre belle cose, e questa uscita non fa eccezione. Se volete le solite sbrodolate sulle cavalcate, i riff super distorti e le voci cantilenanti avete sbagliato posto, cambiate canale. Quelle ci sono, è l'ABC del genere e chiunque sa farle. E la sufficienza dignitosa c'è. Quello che i Serpent fanno bene (in realtà nel loro debutto ce n'e di più e ora si è perso, in cambio di una maggiore professionalità) è scrivere con un forte senso del blues. Vogliamo dire che se tu, chitarrista doom, sai suonare veramente un blues senza annoiare, sei a metà dell'opera per fare uscire un album come 'Nekromant', che lo estremizza polverizzandolo. Questi svedesotti ce l'hanno fatta. Ripetiamo, è venuto meno il senso naif di 'Slaves of Babylon', ma ce ne faremo una ragione finché riusciranno a scrivere canzoni al sangue come queste. Cosa non banale, visto che ci sono gruppi molto più blasonati come i Kadavar o Vintage Caravan che alla "prova del blues" hanno miseramente fallito.

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