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SEPULTURA: The Mediator Between the Head and Hands...

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29/10/2013
68


Genere: Thrash Death Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2013

I Sepultura sono rinati. Per una band data per spacciata all'indomani della fuoriuscita di Max dal gruppo e una caterva di dischi orribili, ricominciare a fare della buona musica è già qualcosa. In effetti è dal precedente 'Kairos' che sentivamo muoversi qualcosa, nel senso che almeno non ci si addormentava durante l'ascolto (al sottoscritto è capitato durante 'A-Lex'). Peccato perché mancava un batterista con gli attributi: il povero Dolabella è stato troppo anonimo per suonare in un gruppo così importante. Con Eloy Casagrande, le cose cambiano perché si sente subito che il ragazzo (appena ventiduenne) ha stoffa ed è decisivo per la riuscita di questo ennesimo parto della band brasiliana. Titolo orribile, che farebbe pensare a un concept fantascientifico, ma così non è viste le tematiche di stretta attualità trattate. Copertina che fa concorrenza al titolo per la sua inutilità, ma almeno la musica riesce a risollevare il tutto. Ultima nota di colore la dà il fatto che Soulfly e Seps siano ora compagni d'etichetta alla Nuclear Blast ed entrambi i gruppi sono usciti con un disco in questo periodo. Chi vince? Nessuno. I Soulfly hanno iniziato prendendo 'Roots' e integrandoci nu metal, per poi arrivare ad estremizzarsi/banalizzarsi sempre più, i Sepultura attuali hanno pensato bene di tornare a lavorare col produttore dello storico album del 1996 e il risultato è decisamente buono. Revivalismo finché volete, infatti non abbiamo parlato di band rigenerata, concetto che presuppone un certo vigore. Il thrash minimale continua a essere tale, con infiltrazioni hardcore e tribali ("The Age Of Atheist") oppure con uno sguardo al death metal conosciuto agli esordi ("The Vatican"). La carne al fuoco vorrebbe essere tanta, Kisser ce la mette tutta, ma non riesce ad essere il trascinatore, a causa di riff che spesso si spengono a causa di un impatto poco pronunciato e una vena intellettualoide che male si abbina ai Sepultura. La lunghezza di alcuni brani rende fastidioso il vocione di Green, che comunque si rende molto attivo e forse confeziona la sua migliore prestazione nella band, soprattutto in un pezzo come "Grief", affine al doom. Nulla di eclatante, ma almeno si lascia ascoltare per diverse volte.

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