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SECRETS OF THE MOON: Sun

data

25/02/2016
80


Genere: Occult Metal
Etichetta: Lupus Lounge, Prophecy Prod.
Distro:
Anno: 2015

Quando un gruppo ti si spaccia come "occult metal", parti subito con l'idea di trovarti di fronte a roba che in casa nostra tira forte: Death SS, Paul Chain, Abysmal Grief, mentre i tedeschi Secrets Of The Moon non c'entrano niente con i gruppi appena citati e questo può essere fuorviante, ma quando vai ad ascoltare il loro sesto album - in vent'anni di storia, pochi, ma sicuramente pensati con calma - ti accorgi che la definizione ci sta, perchè partendo dalla concezione più becera del black metal col primo 'Stronghold Of The Inviolables' del 2001, la band si è man mano evoluta mantenendo la matrice oscura nei testi - anche se non si parla di satana a go-go, ma solo raramente. Basta un passaggio di "Dirty Black" per intenderci: "holy evil, fathers cane, insomnia and pain, a feather, tar and evil spirits, inertia and cocaine", e ha portato la forma canzone, dilatandola, in un maelstrom di nere emozioni dove il truce menestrello sG, nonchè unico membro originale rimasto, decanta i suoi languidi versi. Vero, l'inizio è ancora più fuorviante con la sparatona black di "No More Colours", anche se la voce non è mai in screaming, ma poi si fanno strada diverse interpretazioni, quasi a sottolineare che i SOTM non sono una band comune, ma neanche cervellotica. Si passa dal post della già citata "Dirty Black" e della successiva angosciante e The Cure-oriented "Man Behind The Sun", al grunge gotico di "Hole", vero e proprio highlight dell'album, cangiante ed emozionante con uso della sei corde in bilico tra Peter Yates dei Fields Of The Nephilim e Billy Duffy dei The Cult; dalla goticissima "Here Lies The Sun", dove ritornano pulsioni darkwave, alla più "normale" - se si può usare questo termine - "I Took The Sky Away" che naviga nel marasma post black, ed infine si conclude con "Mark Of Cain", laddove si racchiudono tutte le facce mostrate da questo 'Sun' con un'inizio vicino al thrash più che al black, una parte centrale ambient-orrorifica ed un finale di maestosità goticheggiante. Questi sono dischi che dovrebbero uscire sempre più spesso, pensati, composti e suonati da una band che non ha limiti e che, nonostante questo, non perde di vista il fatto che la musica deve essere fruita senza doversi far venire il mal di testa, ricordandosi che si tratta di canzoni e come tali vanno composte. In questo 'Sun' i SOTM sono riusciti a farlo in maniera egregia, e si ergono fieri sul marasma di uscite giornaliere senza capo, nè coda.

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