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SAMSON: Shock Tactics

data

12/07/2017
85


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Dissonance Productions
Distro:
Anno: 1981/2017

Dopo l'esordio, la Dissonance ripubblica anche il terzo album dei Samson, quel 'Shock Tactics' uscito nel 1981, e che rappresentava il definitivo trampolino di lancio per la band inglese grazie anche alla produzione di Tony Platt, ossia uno che ha lavorato con Dio, Manowar, Krokus, AC/DC, oltre che Bob Marley e Buddy Guy, quindi una certezza. Ma galeotto fu lo studio di registrazione, ovvero quei Battery Studios dove contemporaneamente gli Iron Maiden stavano registrando 'Killers' e che di lì a poco avrebbero cacciato Paul DiAnno, reclutando appunto il cantante dei Samson, Bruce Dickinson e lasciando Paul Samson e soci senza il frontman e in breve tempo anche il carismatico batterista Thunderstick se ne sarebbe andato. Insomma, una doppia perdita che tarpò le ali alla creatura di Paul, proprio quando era pronta a spiccare defintivamente il volo. Terminato questo doveroso preambolo, andiamo ad analizzare il terzo album dei Samson, subito salta all'orecchio quanto sia maturato il songwriting rispetto all'acerbo esordio, anche se miglioramenti evidenti erano già stati fatti col secondo album 'Head On', non ristampato inspiegabilmente dalla Dissonance; la scelta di aprire l'album con la cover di Russ Ballard "Riding With The Angels" potrebbe dire il contrario, ma così non è perchè, rispetto all'originale, la versione dei Samson ha tutta quella grinta che la NWOBHM sprigionava a quei tempi. Anche con "Earth Mother" la svolta verso sonorità più metalliche e meno hard/blues era evidente, anche se la successiva "Nice Girl", come anche "Once Bitten" e "Grime Crime" rimandano verso l'esordio di due anni prima. Piace segnalare che anche i Black Sabbath stavano influenzando Paul e i suoi soci - i pezzi sono tutti scritti assieme a Bruce, Chris e Thunderstick - vedasi "Blood Lust" e che quello che poi avrebbe fatto l'anno successivo Bruce nei Maiden, si stava già materializzando in "Bright Lights", il pezzo più heavy mai interpretato dai Samson, mentre la chiusura era affidata alla dolcezza - ehm, prendete questa definizione con un bel paio di grosse pinze! - della commovente "Communion". Se su tutto si stagliava il sempre variegato, incisivo e pieno di gusto riffing di Paul e la voce di Bruce che si stava avviando verso quella piena maturità raggiunta nei sette anni successivi, il contributo di Chris Aylmer al basso - sentitelo nella già citata "Earth Mother" - e di Thunderstick in ogni pezzo, un vero e proprio martello che si scagliava sullo strumento senza soluzione di continuità erano il valore aggiunto, a chiudere il miglior album senza ombra di dubbio dei Samson. Purtroppo per loro, sappiamo tutti come è andata a finire e la successiva incarnazione con il più bluesy Nicky Moore alla voce, non ebbe la stessa fortuna, portando ad un lento oblìo. La nuova versione della Dissonance aggiunge "Little Big Men", il lato B del singolo 'Riding With The Angels' e i due pezzi del singolo 'Losing My Grip', ossia la title track e "Pyramid To The Stars" nell'interpretazione originale di Bruce, oltre a valorizzare ulteriormente il già ottimo lavoro effettuato a suo tempo da Tony Platt, ma soprattutto fa ricircolare questo dischetto dal valore assoluto, accostabile a capolavori quali 'Spellbound', 'Denim And Leather' e 'Killers', tutti usciti nel 1981, ma che non ha avuto colpevolmente la stessa fortuna. Anche in questo caso, aggiungiamo in coda alla recensione, l'intero album nella ristampa del 1989, solo per farvi capire la portata di così tanto lavoro!

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