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SACRILEGE: Behind the Realms of Madness

data

09/12/2015
70


Genere: Thrash Metal, Crust
Etichetta: Relapse Records
Distro:
Anno: 1985 - 2015

Siamo abituati a considerare le band provenienti dalla scena punk come immobili nel loro sound. Dimentichiamo per un attimo questa regola: i Sacrilege non l'hanno minimamente applicata. Solo tre album, di cui l'ultimo sul doom nel 1989, quello di due anni prima di thrash metal e l'esordio (che compie tre decadi) improntato a un crust riottoso e velenoso, ma sempre miscelato con dosi di metal. È proprio di questo debutto, 'Behind the Realms of Madness', che la Relapse si occupa, rimasterizzandolo, ristampandolo e inserendo tracce bonus. Andiamo per gradi, prima il prodotto base e poi le aggiunte. Un disco del genere porta tutti gli anni che dimostra, le sue rughe e le sue imperfezioni. Eppure piace nella misura in cui si rende testimone di un'epoca andata per sempre, di una magia che oggi difficilmente ritroviamo nei garage dei gruppetti squattrinati. Non si è del tutto convincenti quando si cerca di inquadrarlo tout court nella nascente scena thrash inglese, quella di Onslaught e Sabbat, per intenderci, ma neanche quando si afferma che è un disco (un mini album di sei tracce, all'epoca) da annoverare tra i primi che hanno creato il punto di contatto tra mondo dei punk e mondo dei metallari, tanto che la data di uscita non mente, stesso anno di 'Arise' degli Amebix (i quali però avevano codificato il genere con gli EP precedenti), anticipano gli Antisect, i Doom e compagnia dell'odio. Un po' dell'uno, un po' dell'altro, in sostanza, visto che nella prima categoria abbiamo "A Violation of Something Sacred", nella seconda la "Shadow From Mordor", e infine "At The Death's Door" che fa il riassuto. Sgraziato, urlato dalla Simpson in modo belluino (parentesi forse stupida, ma è meglio ribadirlo: all'epoca non era tanto comune che una ragazza cantasse in quel modo), massiccio e compatto, con i pezzi che si assomigliano un po' tutti... Un manifesto minore di un genere, che poi avrebbe continuato a dare frutti molto succulenti, attecchendo fecondamente ad esempio in Svezia. Ma questa è un'altra storia. Tornando al disco, le bonus track sono tracce live registrate in modo a dir poco approssimativo (peggio del disco, figuriamoci, ma siamo nel puro underground, mica presso qualche major) e altre che avrebbero trovato spazio nel seguito, 'Within The Prophecy'. C'era bisogno della ristampa? Sì, a meno che non volevate pagare il cd, nell'edizione del 1990, sulle quaranta sterline. C'era bisogno di cambiare copertina? No, questa nuova non rende proprio l'idea dell'album e se molti verranno fuorviati da tale immagine la Relapse dovrà fare i conti con chi l'ha scelta.

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