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RUSSKAJA: Kosmopoliturbo

data

26/07/2017
73


Genere: Folk Metal, Ska, Pop
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2017

Noi italiani non li abbiamo mai capiti i Russkaja. Basta vedere cosa appare se si digitano nome di gruppo e titolo di vecchio album. Pochi, pochissimi feedback. Freddi, per lo più. Ma non su queste pagine, perché 'Energia' l'avevo consumato in tempi non sospetti, e in effetti poi c'è stata l'esplosione definitiva del fenomeno turbo polka metal (ossia dei Russkaja, non ne conosco altri). La title track viaggia oltre gli otto milioni di visualizzazione e la più bella canzone di sempre dedicata alla barba è sui due. La cosa che ha sicuramente giocato a loro favore è l'uso del metal come un solo ingrediente del loro saporitissimo minestrone e se per me è un gran vantaggio da altri è stato giudicato un handicap, come se fossimo delle stupide scimmie ammaestrate a masturbarsi solo sui chitarroni (ahhhh sì), batterie furiose (ohhhh sì). C'è tanto ska, reggae, folk gitano, globalizzazione nelle millemila lingue usate e nei suoni. Cioè degli austriaci che si fingono russi e cantano in spagnolo sono uno spettacolo puro. Furba la Napalm ad accaparrarseli e a tenere quindi una riserva di sana follia dietro agli Alestorm. Ora che questi ultimi ci hanno lasciato un disco desolatamente povero di momenti esaltanti (ne ho parlato qui), è tempo per il coloratissimo gruppo di capitalizzare e sfruttare lo spazio concesso. Il bomber titolare si infortuna, è il tuo momento, e tu cosa fai? Il Manolo Gabbiadini della situazione? Certo che no, infatti 'Kosmopoliturbo', svanito l'effetto sorpresa dei due album precedenti, è il più rifinito e esplicitamente pop. Accessibile, senza esplosioni improvvise o almeno -se pur ci sono- le abbiamo imparate a conoscere bene. L'unico neo è che in questo lotto non ci sono singoloni pazzeschi come in 'Energia' e 'Peace, Love and Russian Roll', che conteneva "El Pueblo Unido". "Hello Japan" è più trattenuta del solito, mentre "Cheburaschka" e "Chef De Cuisine" col suo heavy/ska ricorda i Gogol Bordello e Muse di una volta, figuratevi. A noi italiani verrà in mente Giuliano Palma & The Bluebeaters o meglio Adriano Celentano quando sentiremo il tributo alla canzone italiana di "Mare Mare". Ancor più che in passato se c'è una melodia da suonare sono chiamati in causa più volentieri violino e tromba rispetto alla chitarra elettrica. Come al solito molto intensa la ballata conclusiva, stavolta tocca alla classica "Send You An Angel", in un insolito inglese, come se gli Scorpions fossero stati rapiti da un manipolo di zingari. Se la musica (tutta, non solo il metal) è la vostra religione non potrete resistere, almeno alla curiosità e poi alla constatazione dell'effettivo potenziale dei Russkaja.

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