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RUINOUS: Graves of Ceaseless Death

data

05/12/2016
87


Genere: Death Metal
Etichetta: Dark Descent Records
Distro:
Anno: 2016

Ognuno ha la sua scala di priorità. C'è chi aspettava il nuovo disco dei Testament, chi quello dei Metallica. E c'è chi vagava per casa con la bava alla bocca, con gli stessi vestiti da quindici giorni, in attesa che il supergruppo death metal dell'anno si palesasse in tutta la sua crudele imponenza. Va bene che gli Asphyx hanno fatto un discone della madonna, ma se veramente amate il death metal e vi dicono che sta arrivando un mostruoso parto ad opera di gente che ha suonato in Goreaphobia, Incantation, Disma e Funebrarum (oltre che Kalopsia e Death Fortress, un peletto meno rilevanti) voi che fate? La reazione è quasi (quasi!) paragonabile a quella volta in cui, una decina d'anni fa, vi dissero che alcuni signori olandesi stavano per dar vita agli Hail of Bullets. Buttate giù dal dirupo più alto e scosceso che avete a disposizione i vari Fallujah, Amon Amarth, Gruesome, Serpentine Dominion. Insomma, bazzecole che col death metal non c'entrano un putrescente cavolo di nulla. Il 2016 si chiude qui, lucchetto stretto attorno alla sacca scrotale come fosse un giochetto erotico, godendo da matti e da depravati necrofili. 'Graves of Ceaseless Death' equivale a inzuppare il vostro timido biscottino nel tunnel dell'amore di un cadavere andato a male da diverse settimane. Un'esperienza che probabilmente molti degli ignari ascoltatori di metal generalista non avranno mai provato, occupati a pettinare le bamboline coi capelli cotonati di qualche zombie hair metal, o a rintracciare delle polveri insignificanti di metal da qualche pastone abnorme fornito dalla Nuclear Blast. Non ha senso parlare di old school e new school, le due scuole di pensiero si accavallano a vicenda e spuntano fuori l'una dall'altra, così come non si può parlare di scream e growl, è tutto un susseguirsi di rantoli e inenarrabili suoni provenienti dal classico oltretomba. Il bello è che si mantiene un suono vivo e carnale (o meglio, stramorto) e allo stesso tempo è tutto intellegibile e professionale. "Through Stygian Catacombs" potrebbe provenire dal carnet di assegni degli Incantation, loro ne fanno di brani del genere che arrivano oltre i dieci minuti, ma attenzione, la potenza dei suoni è qualcosa di disumano che in 'Dirge of Elisyum" non c'era. Altro tributo al death metal che fu è "Transfixed On The Gate", che parte come un pezzo dei Master suonato dai Goreaphobia. Oggettivamente i germi, o meglio il seme di quanto si ascolta in questo terribile e orrendo (in senso lovecraftiano) album erano già stati piantati da tutte le band di provenienza dei tre maledetti architetti di questo incubo, quindi magari se non siete ancora arrivati all'ultimo stadio della malattia del death metal potreste rimanere un po' scandalizzati da questo dispendio di energie, di paroloni da parte mia e di impressionanti e infernali cartoline dall'oltretomba da parte dei Ruinous. D'altronde, qui la parrocchia di quelli che ascolterebbero seicentosessantasei album di discepoli degli Incantation invece che di qualcosa avvicinabile al melodeath è sempre molto nutrita, ci si stringe nei banchi.

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