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REVOCATION: Great Is Our Sin

data

29/07/2016
85


Genere: Technical Death Thrash Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2016

I Revocation sono uno dei gruppi più equilibrati che io abbia mai ascoltato. Non mi vengono in mente molti altri che riescono a unire con una professionalità altissima i concetti di violenza, melodia, pulizia e tecnica. 'Great Is Our Sin' lo conferma, così come ogni altra uscita di questa band, sempre curatissima, che potenzialmente potrebbe e dovrebbe piacere a chiunque, da quello che ascolta solo death metal al nerd fissato con chitarroni e aspetti virtuosi, passando per le giovani fette di audience che per questioni di età non hanno conosciuto i Death e quindi non possono rimanere indifferenti al perfezionismo di David Davidson. In sei dischi non credo che abbia mai sbagliato una nota, nulla fuori posto. È la classica situazione in cui si dice che la tecnica è al servizio delle canzoni. Nei Revocation non siamo semplicemente davanti a un chitarrista strepitoso che si sbizzarrisce con qualche compare, è che tutti i musicisti coinvolti fanno vorticosamente girare le idee alla stessa velocità, sono sulla stessa lunghezza d'onda. In pratica sembrano divertirsi un mondo. Questo si traduce in un ennesimo album colmo di idee, e la cosa più bella è che la loro esecuzione, o meglio la loro espressione è altrettanto stellare. Ash Pearson (ex 3 Inches Of Blood)  ha un approccio un po' diverso alla batteria, sembra più diretto del defezionario membro storico Phi Dubois-Coyne, ma sono differenze che nell'economia generale non si fanno sentire molto. Le voci pulite tornano sporadicamente in un paio di brani e sono nello stile degli Annihilator, e se questo vi sembra un male pensate al contrario a "Only the Spineless Survive" che ha un'architettura e dei riff che sembrano risalire alla pesantezza dei Morbid Angel degli anni Novanta. Il fulcro di tutto è mr Davidson, un Re Mida che trasforma ogni singola e fottutissima plettrata in oro, compresa la stupidissima strumentale che in mano a molti diventa il motivo principale della pressione del tasto "skip", mentre col trattamento Revocation diventa sempre un momento di alto metal. Come dicevo prima è una grossa soddisfazione non solo rimanere tramortiti dalle scariche di Death (la band, ovviamente il nome più importante nelle influenze ascoltate qui dentro)/thrash tecnico, ma anche ascoltare un suono cristallino e dinamico, tridimensionale, che fa apprezzare gli stacchi jazzati, gli arpeggi in distorto, gli assoli prog fusion melodici. Potrei commissionare a questo trentenne di Boston di rinnovare il suono del citofono di casa mia: sono sicuro che ne uscirebbe qualcosa di supremo. L'esistenza sarà anche futile (così era intitolato il loro disco del 2009), ma i Revocation la rendono più significativa ogni volta che aprono bocca. Assieme a Obscura e The Black Dahlia Murder, i top player del momento in ambito death metal.

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