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POWERWOLF: Preachers Of The Night

data

25/07/2013
65


Genere: Power Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2013

È ancora fresco il passaggio dei Lonewolf che i cugini Powerwolf fanno il loro ritorno sul mercato con un album che non si discosta di una virgola dai precedenti. La domanda è sempre quella: ma i simboli cristiani sono utilizzati seriamente o no? Con la citazione di San Giovanni del precedente lavoro abbiamo quasi pensato ad una risposta positiva, con la copertina di 'Preachers Of The Night' non sappiamo quanta serietà invece ci sia. L'effetto è vagamente quello del Principe Giovanni di disneyana memoria, se avete mai visto il film d'animazione Robin Hood. L'ambiguità di questa interpretazione preliminare è fugata dall'austero power metal dei Nostri, che è tutto tranne che happy o parodistico. Almeno, questo è quello che emerge dagli ascolti, sta alla band dare una spiegazione in questo senso. Dicevamo che nulla è cambiato: tutte le caratteristiche per cui erano conosciuti i Powerwolf sono riprodotte qui dentro. Brani più spinti che sono basati sui ritornelli, i quali seguono la linea melodica della introduzione ("Cardinal Sin" e "Secrets Of The Sacresty" ad esempio) e che quindi si risolvono in pochi ascolti, dopo che ne è bastato mezzo per memorizzarne le parti. Un ruolo importante lo gioca l'organo che doppia i riff di chitarra, o viceversa, come in "In The Name Of God (Deus Vult)", sintetica e d'effetto. Il solenne cantato di matrice teutonica ci urla a pieni polmoni che non sono graditi acuti da femminucce, e almeno ci risparmiamo un luogo comune. Uno eh, perché tutti gli altri ci sono e in numero molto elevato, il che fa sì che la release sia riservata a coloro che hanno apprezzato 'Blood Of The Saints', a coloro che si accontentano di un'epica spicciola e stereotipata, oppure semplicemente a coloro che non hanno pretese di chissà quale originalità. Ad onor del vero, abbiamo apprezzato più la seconda metà dell'album, che sembra ambientata in chissà quale crociata surreale tra lupi mannari e zombie ("Last Of The Living Dead" ne è la lenta conclusione), ad una prima parte troppo ridondante.

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