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PHILIP H. ANSELMO & THE ILLEGALS: Walk Through Exits Only

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22/07/2013
70


Genere: Groove Sludge Metal
Etichetta: Housecore Records
Distro: Season Of Mist
Anno: 2013

Se siete su queste pagine a leggere e respirare un certo tipo di musica è anche grazie al signore muscoloso e nerboruto, il cui capoccione è ritratto nella copertina di quest'album. Phil Anselmo non ha bisogno di presentazioni. Non ci si stupisce nemmeno di vederlo impegnato sotto innumerevoli monicker per progetti sempre meritevoli di attenzione, se non vicini all'eccellenza (Superjoint Ritual e Down su tutti). Il disco di debutto di questo ennesimo progetto arriva in una estate che ancora non ci ha dato il colpo di grazia, e sono dolori sin dalla introduzione militaristica "Music Media Is My Whore" in cui è espresso l'Anselmo-pensiero rispetto all'establishment musicale. 'Walk Through Exits Only' è la prova che il cantante dei Pantera ha la pelle durissima, a dispetto degli eccessi spaventosi che avrebbero distrutto chiunque altro. Se dal vivo le testimonianze audio danno la sua voce bella e andata, qui forse grazie a sapienti, forse grazie a una ritrovata bestialità siamo davanti al buon vecchio Phil della fine degli anni Novanta. Inutile dire che di carisma ne avrebbe da vendere anche con un filo di voce. Quanto c'è dei Pantera qui dentro? Più di quanto vorrebbero i detrattori, perché se uno nasce in un modo non può stravolgere il proprio modo di fare, soprattutto se ha influenzato in modo determinante ila scena metal tutta. In ogni caso, quello che emerge è uno stile groovy ma che non guarda a 'The Great Southern Trendkill' perché non ci sono idee, anzi, il punto di partenza è quello, l'arrivo è in un grande agglomerato di pura violenza tra il thrash più evoluto, l'hardcore come lo intende il nostro Anselmo (tanto che i vari Hatebreed e compagnia bella vi sembreranno dei pivelli) e un gruppo di bastardoni che esaltano le caratteristiche brutali ed essenziali della release. Il drummer è quello dei compari Warbeast, ricorda per groove quello di Paul Bostaph in 'God Hates Us All' ma infarcito di blast beat quando occorre (sebbene in alcuni punti sia palese che Vinnie Paul abbia influenzato il suo stile). Le atmosfere cancerogene della titletrack sono tra le cose migliori del lotto, così come il colosso di dodici minuti messo in coda all'album, in cui prima ti stendono le solite randellate d'ordinanza, poi hai la mente ottusa da migliaia di feedback e rumorismi. D'altro canto, non è proprio l'originalità la dote più rilevante del platter, tanto che la terza traccia è praticamente una "Walk" (Pantera, naturalmente) riletta alla luce della competenza degli Illegals e la quarta un po' troppo smaccatamente Machine Head degli inizi, così come la stessa "Bedridden" deve molto agli Slayer e ai loro dischi più recenti.

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