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PASTORE: THE END OF OUR FLAMES

data

18/10/2012
75


Genere: Heavy metal
Etichetta: Inner Wound Recordings
Distro: Music Buy Mail
Anno: 2012

Innanzitutto chiariamo che questo secondo album dei Pastore, band costituita dal vocalist brasiliano Mario Pastore, non é propriamente una nuova release essendo già uscito per il mercato giapponese nello scorso marzo con un brano in più rispetto a questa che ci presenta la Inner Wound, etichetta che cura l'uscita del cd per il mercato nordamericano ed europeo. Dopo questa doverosa introduzione, si può parlare di 'The End Of Our Flames', che succede a 'The Price For The Human Sins', uscito due anni orsono e che non sposta il tiro rispetto a quel debutto: qui dentro c'é heavy metal a palate, nudo e crudo come riuscivano a fare i migliori Judas Priest, cioè fino a'Painkiller', con qualche incursione nei meandri oscuri tipici degli Iced Earth più ispirati, il tutto prodotto in maniera a dir poco esplosiva dal chitarrista Raphael Gazal, quindi mixato e masterizzato da Thomas "Plec" Johansson, uno che ha lavorato con gli Scar Symmetry, e quindi sa benissimo come si fa a tirar fuori un suono "bomba". Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo,il buon Mario e i suoi compari non brillano di sicuro per originalità ed inventiva, un disco del genere avrebbe potuto uscire tranquillamente 30 anni fa e nessuno avrebbe gridato al miracolo. Ma a noi non interessa più di tanto e ci godiamo saette metalliche quali la title track o la grintosa "Brutal Storm", dove il singer carioca dichiara tutto il suo amore sì per Rob Halford, ma sopratutto per il suo sottovalutato successore, ovvero quel grandioso cantante che é Tim Ripper Owens, rimanendo vicino al suo registro di voce anche quando esplode in falsetti acuti ed improvvisi. Un'altra nota di merito va appunto all'axeman Gazal, uno che completa i pezzi in maniera compatta, arricchendoli con assoli di ottima fattura, ma anche con riff spaccaossa senza scadere nel rumore modernista e dove capita dà quel tocco oscuro che incute l'inquietudine tipica della NWOBHM più nebbiosa come in "When The Sun Rises", o addirittura pesca nella tristezza dei Katatonia, ascoltatevi il giro di chitarra nella finale "The World Is Falling" e diteci se non è vero. Naturalmente é solo una goccia nell'uragano di metallo che i Pastore scatenano, chi si massacra il collo con l'headbanging come sport preferito si assicuri subito 'The End Of Our Flames' perchè le fratture sono assicurate!

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