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OVERKILL: THE ELECTRIC AGE

data

31/03/2012
85


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner Music Group
Anno: 2012

C'è gente che si esalta con la prima band da scantinato che ascolta, basta che faccia tanto rumore. Ce n'è altra che permette a gentaglia come ad esempio i Warbringer di arrivare impunemente al terzo disco. A questo punto ti chiedi perchè tutto gira in questo modo balordo, dove saranno mai finiti i padri fondatori del thrash? Sì, quelli che negli anni Ottanta mettevano a ferro e fuoco palchi di mezzo mondo. Trent'anni dopo i Big 4 sono affermate rockstar oramai e campano di rendita (meritatissima tra l'altro), molti gregari di lusso si sono sciolti, altri hanno cominciato un lento e inesorabile declino che dura ancora oggi, altri sono rinati sotto altre forme (i Machine Head figli illegittimi di QUEI Vio-Lence). Infine, le certezze. Quelli che anche nei momenti più bui hanno saputo mantenere la dignità intatta, riconoscendo volta per volta che le cose in fondo non erano andate proprio benissimo in quell album lì, che in effetti in quell'altro si insisteva su un suono poco dinamico e stantìo. Stiamo parlando dei rinati Overkill e del loro nuovissimo 'The Electric Age' che conferma la forma fisica invidiabile di questi cinque omaccioni di mezza età. Sedici album sono un bel traguardo: in faccia ai soliti che si lagnano con l'inflazionato "dovevano sciogliersi quindici anni fa", i nostri americani sbattono in faccia questo mattone da cinquanta minuti, figlio della stessa verve straripante che aveva partorito il precedente 'Ironbound', album della resurrezione. E ora arriva la conferma che non era un fuoco di paglia, Bobby e DD Verni sono ancora là a dare lezioni di thrash cazzuto a cavallo tra vecchio e nuovo, tra uno stile consolidato e oramai storico di scrivere le canzoni e una produzione mirabolante che finalmente mamma Nuke mette al servizio di canzoni corpose e scattanti. Non si riesce a stare fermi durante l'ascolto, sono sberle gratuite accentuate da stacchi di batteria da infarto e assoli di volta in volta sfuggenti o più spesso elaborati, ma sempre di ottimo gusto. In certi frangenti l'isteria di Bobby Ellsworth raggiunge altissime vette di espressività, non sai da che parte sta arrivando quel riffone travolgente che subito te ne arriva un altro e per te ignaro ascoltatore è finita. Non è tutto oro quello che luccica, nulla ci vieta di ammettere che gli Overkill danno il meglio con i pezzi da sei minuti in cui riescono a infilare ogni peculiarità del loro sound: tensione, riff affilati, batteria poderosa, ma sempre cangiante, lunghi assoli e break epici. Insomma, con i primi due pezzi e "Drop The Hammer" siamo in aria di capolavori. Il resto si muove tra ottimi assalti e buone cavalcate - sono gli Overkill, mica gli ultimi arrivati - e un noioso tentativo dal sapore epico come "Black Daze" (il riff portante ricorda qualcosa dei Megadeth della fine degli anni '80) che però non inficia la complessiva bontà di questa manna dal cielo, anzi servirà a far respirare gli esagitati fan durante i live.

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