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ORDER OF ISAZ: SEVEN YEARS OF FAMINE

data

07/04/2014
78


Genere: Dark Gothic Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2014

A volte la sfiga si accanisce, sembra prendere di mira qualcuno e chi è colpito deve avere i nervi saldi e perseverare, così hanno fatto gli Order Of Isaz, band formata dall'ex Tiamat Johnny Hagel e dall'oramai ex Necrophobic Tobias Sidegård, i quali hanno esordito col botto nel 2009 con l'Ep autointitolato e poi sono caduti in uno stato catatonico per via di vicissitudini varie, dalle quali si riprendono solo adesso, pubblicando l'album 'Seven Years Of Famine', titolo significativo delle peripezie affrontate dalla band in questo periodo "off". Assieme al chitarrista Magnus Naess e al batterista Andreas Bentell, i due veterani del metal, esaminano la materia gothic dal punto di vista più dark, riferendosi al periodo d'oro inglese, quando Sisters Of Mercy, primi The Cure e Joy Division hanno gettato le basi per questo oscura branca della musica rock, e nello specifico inseriscono anche la lezione dei più heavy Fields Of The Nephilim per ottenere un buon connubio tra la desolante introspezione di questo genere, e lo sfoggio di muscoli nelle parti più metalliche, laddove fanno capolino i Woods Of Ypres dello sfortunato David Gold. Tutto questo si alterna in parti uguali durante lo scorrere del cd, partendo da "The Coalesce" che apre le danze con qualche riferimento al doom, fino a chiudersi con la lunga "Dying Star", vera e propria perla oscura intepretata alla grande da Tobias Sidegård, che qui dimostra di avere una discreta voce con una grande espressività. Il fatto che la scelta della cover sia caduta su "Spirit" dei Dead Can Dance, non fa altro che far onore alla band, che interpreta il brano di uno dei gruppi più "ai limiti" del panorama gothic senza snaturarla, ma mettendoci un po' di testosterone. Per il resto gli Order Of Isaz riescono a non cadere nel calderone del "nuovo" gothic metal, le parti vocali femminili rimangono un contorno per fortuna e così la bellezza di sogni gotici quali "Screeching Owl" e "Drowning" si può assaporare in pieno, dopotutto quando c'è di mezzo uno che ha realizzato quel capolavoro che è 'Wildhoney', non poteva essere altrimenti!

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