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OCEANS OF SLUMBER: Winter

data

29/03/2016
80


Genere: Prog Metal, Rock
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2016

Il bello è che fino all'ultimo pensavo di dover recensire i Gates of Slumber. Dannata memoria che mi fa pasticciare con i nomi dei gruppi, svergognata platealmente quando ho realizzato che non solo Ocean of Slumber e Gates of Slumber sono diversissimi, ma che lo stesso 'Winter' non ha quasi nulla del predecessore, 'Aetherial' del 2013. La spiegazione potrebbe essere in due parole: Cammie Gilbert. Cantante già apprezzata nell'EP 'Blue', contenente la miglior cover dei Candlemass di sempre (provare per credere), che apparentemente non si sposa col metal, ma invece... Ecco, per arrivare al passo successivo gli ascolti di 'Winter' si sono accumulati inesorabili perché inizialmente non si riusciva a capire dove questi ragazzi volessero andare a parare. Disorientamento: questo si prova sulle prime. È naturale, ci si avventura in un mondo totalmente nuovo. E diciamocela tutta: se i texani fossero tornati con un album-clone delle meraviglie del passato sarebbe stato un passo falso, in contrasto con lo spirito del prog. L'avvicendamento al microfono ha fatto senz'altro bene alla band, che ora sfrutta la dolcezza e la profondità delle emozioni come mai prima d'ora. Il caleidoscopio di generi è sempre molto ordinato, coadiuvato da una registrazione eccelsa, ma si espande il territorio anche al di fuori del metal, facendo così incursioni nel folk cantautorale e pastorale più intimo, nella musica classica, nel rock. I tanti intermezzi sorprendentemente non ammazzano la continuità dell' ascolto, anzi contribuiscono a renderlo più ricco. La cover dei Moody Blues (che qui in Italia abbiamo ascoltato nel rifacimento dei Nomadi) è emblematica: non avrete mai ascoltato un blast beat che veicola tante emozioni, anzi, potrebbe essere addirittura un blast beat delicato, dolce. La accessibilità è confermata alla grande nella perla gothic chiamata "Suffer the last bridge", in cui nella relativa semplicità il batterista inserisce dei tempi niente male. Tanto pianoforte condisce le canzoni, umori non freddi come il titolo suggerirebbe, ma comunque estremamente espressivi, come se i The Gathering di 'Mandylion' incontrassero i Borknagar (che tra l'altro hanno pubblicato un album con l'inverno nel titolo poche settimane fa). All'apparenza è un disco meno denso di 'Aetherial', e questo può far pensare a un passo del gambero, che non avviene perché in realtà la carne al fuoco è tanta e cuoce pure bene. Semplicemente si è passati dall'abbuffata casereccia al piatto gourmet, in cui i dettagli contano tantissimo e elevano 'Winter' alla statura di album da spulciare doviziosamente, prima di poterne dare un giudizio non avventato. Se "Turpentine" non è metal e non ci sonon growl e iper assoli, ma chi se ne frega? C'è il blues e si crea un'empatia col pezzo davvero rara. Per chi non apprezza ciò c'è comunque l'estremismo di "Apologue", così i fan possono apprezzare tutti i mille volti degli Oceans of Slumber. "Winter's breath has come to carry you..."

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